Su deposito nucleare lungo confronto: ministro Costa chiarisce, la Lega attacca

“Non e’ iniziata nessuna costruzione” del deposito nazionale nucleare “perche’ prima verranno ascoltati i territori”, con “la piu’ grande consultazione pubblica degli ultimi anni” che durera’ “almeno tre anni e mezzo e che con estrema trasparenza coinvolgera’ amministratori, universita’, associazioni di categoria e tutti i cittadini”. Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, usa Facebook per sfatare fake news, chiarire e cosi’ smorzare l’atmosfera da rivolta sul deposito di rifiuti nucleari generata dalla pubblicazione (attesa da almeno dieci anni) della carta con i 67 siti “potenzialmente idonei” su cui costruire l’edificio per lo stoccaggio delle scorie radioattive e un Parco tecnologico annesso. Il ministro rivendica di aver “messo la faccia su una scelta impopolare per un unico motivo: andava fatto”, per ragioni di sicurezza e per scongiurare una salata multa dall’Europa. Pubblicare questa Carta “e’ stato un gesto di responsabilita’ nei confronti del Paese. Chi ci ha preceduto se n’e’ visto bene perche’ elettoralmente non paga. Ma governare significa anche assumersi la responsabilita’ delle scelte”, e’ l’affondo che Costa lancia nei confronti dei governi precedenti. Diretto il sottosgretario all’Ambiente Roberto Morassut (Pd) secondo cui il leader della Lega Matteo Salvini “inquina e agita le acque”.

La Lega, con la deputata Vannia Gava, responsabile del dipartimento Ambiente, denuncia il metodo da “ladri di notte” del M5s per pubblicare “un documento cosi’ importante in piena crisi sanitaria, con le regioni sotto stress e i cittadini vessati e terrorizzati dal loro governo”. Il Carroccio assicura che e’ al lavoro con alcune amministrazioni per valutare il Deposito sul loro territorio, e in particolare i vantaggi, visto che il progetto per un investimento da 900 milioni di euro creera’ almeno 4000 posti di lavoro per cinque anni oltre a dare ristori economici alla comunita’ che ospitera’ l’edificio. Ma Costa nel post chiarisce che vale solo per i Comuni indicati nella Cnapi. Se dal fronte delle sette regioni – Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia – individuate dalla Sogin (la societa’ pubblica che si occupa di smantellamento delle vecchie centrali nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi) per ospitare il deposito c’e’ una levata di scudi, da quello politico c’e’ un minimo di apertura ma con condizioni. Pienza e Val d’Orcia chiedono l’intervento dell’Unesco, la Sardegna ha preparato un plico con tutti i no dal 2011 da consegnare al Governo, Legambiente Toscana chiede di avviare un dibattito pubblico mentre in Sicilia c’e’ un gruppo di lavoro in Regione per dire no ai 4 siti interessati. L’Unione nazionale comuni comunita’ enti montani invita a “evitare scontri territoriali e tra livelli istituzionali”. Se la Cisl afferma che il deposito e’ un asset industriale da non demonizzare, una “opportunita’ di sviluppo e innovazione per l’intero Paese”, Forza Italia dice no all’ambientalismo populista, e si’ a scelte condivise. Italia Viva suggerisce di dare piu’ tempo alle regioni per le osservazioni. (ANSA)