Mafia: il consigliere, il deputato e la politica del clan di Palma di Montechiaro

Non un consigliere comunale che scende a patti con la cosca locale ma un mafioso che viene eletto dalla cosca criminale del posto per portare avanti i propri interessi sul territorio: dalla droga, alle estorsioni, ai lavori pubblici e tutto il resto. A sottolineare il ruolo di Salvatore Montalto, 52 anni, dipendente dell’Unicredit arrestato oggi all’alba con l’accusa di associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “Oro bianco”, in occasione della conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettagli, sono stati il comandante provinciale dei carabinieri di Agrigento, Vittorio Stingo, e il tenente colonnello Luigi Di Santo, a capo del reparto operativo. Agli atti dell’inchiesta ci sono numerose intercettazioni che scandiscono tutte le fasi che portano alla sua elezione: dall’individuazione del candidato del gruppo dei Pace, alla ricerca dei voti (in un caso era necessario persino trovare un normografo per fare votare un analfabeta), alla conta dei voti. Montalto, nel giugno del 2017, sara’ eletto con poco piu’ 400 voti ma la consorteria restera’ delusa perche’ il candidato a sindaco sostenuto da Montalto, che correva con l’Udc, era stato sconfitto. “Siamo a mare – dice uno sconsolato Domenico Manganello, capogruppo del “paracco”, ovvero la cosca mafiosa, a Gioacchino Pace. Forse non arriviamo primi neanche nella lista nostra, vergogna!”. Rabbia e delusione anche se l’obiettivo di fare eleggere un proprio consigliere comunale, sostiene l’accusa, va comunque in porto. Ma non solo. Alla fine l’obiettivo di arrivare a capo della lista dell’Udc va in porto. “Nelle ore successive – sottolinea il gip Filippo Serio nel provvedimento – i vari componenti del paracco, fra i quali Sarino Lauricella, Rosario Meli e Sarino Lo Vasco, comunicano a Montalto i risultati elettorali”. Gioacchino Pace, all’alba, commenta soddisfatto: “E’ il primo della lista, meno male va. Camminiamo con un po’ di dignita’”.

Un capitolo a parte del provvedimento riguarda il deputato regionale Carmelo Pullara, non indagato, e che oggi ha rivendicato totale estraneita’: “Conferma eloquente della capacita’ degli esponenti del paracco – per il gip – di influenzare le competizioni elettorali arrivava pochi mesi piu’ tardi in occasione delle competizioni elettorali. I vertici del paracco individuavano in Carmelo Pullara il candidato sul quale fare convergere i voti controllati dall’organizzazione”. Il politico ne sarebbe stato inconsapevole, ma il motivo della manovra politica degli affiliati sarebbe stato quello di puntare a ricevere, in cambio, “favori di ogni genere, soprattutto in ragione della sua veste di dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento”. Pullara, nel frattempo eletto e divenuto pure componente della Commissione antimafia, non e’ indagato. “Non altrettanto chiara – scrive il gip – e’ la consapevolezza di Pullara, che pure si attivava in favore degli esponenti del paracco, con favori di varia natura, della collocazione associativa delle persone con cui veniva in contatto nonche’ delle modalita’ con cui venive agevolata la sua elezione. Manganello e Montalto, nel frattempo insediatosi al consiglio comunale, nell’estate del 2017, quindi, organizzano una raccolta di voti avendone poi in cambio, secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, dei favori in ambito ospedaliero. I due esultano in piena notte, il 6 novembre, quando scoprono che Pullara e’ stato eletto all’Ars con 9.400 voti. “Ottenuto il successo – scrive il gip – si attivano per passare all’incasso”.

Tutti i passaggi sono scanditi dalle intercettazioni telefoniche e ambientali. Pullara, secondo quanto si legge negli atti dell’inchiesta, avrebbe ricambiato i favori mettendo i servizi dell’ospedale San Giacomo d’Altopasso e di altre strutture sanitarie a disposizione per amici, parenti e uomini vicini al clan il cui punto di riferimento era Manganello. Si va dalla raccomandazione per ottenere una camera singola, ai favoritismi nelle liste di attesa a numerosi altri trattamenti privilegiati, definiti “di deprecabile malcostume” dal giudice. In alcuni casi sarebbe stato direttamente un primario di un reparto a mettersi a disposizione, previa raccomandazione di Pullara. Il clan, inoltre, si sarebbe attivato anche per raccomandare l’assunzione di una donna a loro vicina che verra’ poi assunta come operatrice socio sanitaria in una Onlus. (AGI)