Caltanissetta per il cibo (+4,2%), Cosenza per visite mediche (+5,1%), Messina per assistenza sociale (+4,6%), Palermo per tariffe amministrative (+18,6%): sono alcune delle città più ‘care’, nelle quali sono stati registrati i rincari più alti. È quanto emerge da uno studio di Uncem, Unione nazionale consumatori, che ha stilato la classifica completa delle città con i maggiori rincari o ribassi, sulla base dell’inflazione media rilevata dall’Istat. I ribassi maggiori si sono registrati a Venezia per alberghi (-10,4%), Livorno per assistenza sociale (-5,4%), Genova per acqua e rifiuti (-12%).Ma è sul fronte delle conseguenze della pandemia da coronavirus per albergatori e ristoratori che lo studio di Uncem restituisce una fotogragia preoccupante. A causa del lockdown e del crollo della domanda turistica, infatti, 42 città su 68 sono in deflazione. Il record per Venezia, dove i listini degli alberghi precipitano nel 2020 del 10,4%, al secondo posto Trapani, -8,5%, al terzo un’altra città turistica per eccellenza, Firenze con -7,6%. Sul fronte opposto salgono a Cosenza (+4,2%), Terni (+3,6%) e al terzo posto Napoli (+3,1%).
Al primo posto per i rincari nel settore della ristorazione, Grosseto (+3,7%), al secondo Pordenone (+3,3%), al terzo Trapani (+3,1%). Inaspettatamente, però, in deflazione ci sono solo Bergamo (-0,7%) e La Spezia (-0,2%). Per i servizi ambulatoriali, la città più cara d’Italia è Cosenza, +5,1%, poi Trapani, +4,6%, al terzo posto Vicenza, +2,8%. Le migliori Lodi (-0,2%), Cagliari, Ferrara e Aosta (-0,1% per tutte). Terze, con una variazione nulla, tra le altre, Milano e Napoli. La scuola dell’infanzia e istruzione primaria è una batosta per chi abita a Forlì-Cesena (+6,3%), Bolzano (+6,1%), Cosenza e Catanzaro (entrambe +5,4%). Risparmi, invece, anche se contenuti, per chi abita a Trieste (-1,6%), Lecco (-1,3%) e Ancona (-1%).Preoccupanti, vista l’emergenza sanitaria, i rialzi dell’assistenza sociale. Le città peggiori sono Messina (+4,6%), Pescara (+4,5%) e Vicenza (+4,1%), le più brave Livorno (-5,4%), Pordenone (-3,8%) e Cosenza (-2,1%).Per quanto riguarda la fornitura di acqua e servizi vari connessi all’abitazione, la stangata arriva per chi abita a Gorizia (+6% rispetto al 2019), Palermo (+5,6%) e, al terzo posto, Napoli (+5,1%). (LaPresse)
