“Purtroppo quest’anno si è venduto poco olio perché quando il prezzo europeo diventa troppo basso e si crea un gap superiore ai 2,50 tra quello italiano e quello della Ue – quindi Spagna, Grecia e altri – il consumo dell’olio italiano stenta a decollare. Noi ci troviamo oggi, a quasi fine annata, con dei riporti molto importanti: secondo dati del sistema informativo agricolo nazionale si parla di quasi 200 mila tonnellate a fronte di una produzione che è stata di 330 mila, cioè abbiamo due terzi dell’olio prodotto ancora invenduto e ci siamo affacciando a una campagna olearia abbastanza buona dal punto di vista quantitativo. La Sicilia di queste 200 mila tonnellate ne conta quasi 16 mila, che è un numero importante”.
Lo ha detto Manfredi Barbera, ceo dell’omonima azienda olearia siciliana, parlando con i giornalisti a margine del convegno “L’isola del Tesolio”, organizzato da Oro Sicilia e Oleifici Barbera, con il sostegno dell’assessorato regionale all’Agricoltura. “Abbiamo anche un problema di finanza – ha proseguito – perché se non abbiamo ancora venduto, l’olio come facciamo a pagare le nuove olive? In tutto ciò i silos di stoccaggio di cui disponiamo sono ancora impegnati per la vecchia produzione, quindi è una situazione abbastanza preoccupante. Serve fare sistema e ciò significa avere una politica più pronta, attenta e veloce nelle risposte – ha sottolineato – e poi bisogna fare un patto con la grande distribuzione, perché il 70% dell’olio si vende nei banchi dei supermercati e se noi abbiamo questo differenziale così alto tra l’olio italiano e l’olio spagnolo o greco questo costituisce un problema”. (ANSA)
