Finti richiedenti asilo in cambio di veri contributi nell’Agrigentino, i dettagli dell’inchiesta

Richiedenti asilo ‘fantasma’ in cambio di veri contributi. E’ quanto emerge dall’indagine della Guardia di finanza di Agrigento, che, su delega del procuratore aggiunto, Salvatore Vella, e del sostituto, Elania Manno, ha eseguito misure coercitive e un contestuale decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di oltre un milione e trecentomila euro, emessi dal gip della città dei templi, a carico di sei persone. Per tutti l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una pluralità di truffe ai danni dello Stato, realizzate nell’ambito della gestione di un ente, che, in partenariato con numerosi Comuni della provincia, si occupa di accoglienza e ospitalità di extracomunitari richiedenti asilo.

Gli indagati, coinvolti a vario titolo nella gestione amministrativa, contabile e operativa dell’associazione di promozione sociale Omnia Academy con sede a Favara, avrebbero ottenuto contributi e finanziamenti pubblici per oltre un milione e trecentomila euro, pari alla somma delle rette giornalmente ottenute per l’accoglienza di migranti fittiziamente presenti nelle varie strutture gestite dall’associazione e alle spese in realtà non sostenute e illecitamente fatturate ai danni dei vari enti locali preposti all’erogazione dei contributi, nell’ambito dei progetti Sprar.

“Le indagini – spiegano dalla Guardia di finanza di Agrigento – hanno permesso di dimostrare che i responsabili della Omnia Academy, nel corso degli anni, hanno reiteratamente sottoscritto e presentato false dichiarazioni circa l’effettiva presenza degli ospiti nei vari centri di accoglienza gestiti dall’associazione, false rendicontazioni e attestazioni di spesa – documentate da fatture per operazioni inesistenti per oltre un milione di euro -, omettendo anche di comunicare l’allontanamento dei migranti dai propri centri di accoglienza”. Agli indagati viene inibita la possibilità di avere rapporti con la pubblica amministrazione e imposto l’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria.

Disposto anche il sequestro di beni nella loro disponibilità per un valore equivalente al profitto delle condotte loro contestate, ossia 1,3 milioni di euro. Nel corso dell’operazione sono stati individuati e sottoposti a vincolo cautelare dalle Fiamme gialle decine di conti e rapporti bancari e finanziari riconducibili agli indagati, dieci unità immobiliari, tra cui due lussuose ville nel territorio agrigentino, e altri beni registrati, che in caso di condanna, sono suscettibili di confisca a ristoro del danno economico patito dall’erario pubblico.

Gli indagati sono: Francesco Morgante, di Favara, 52 anni; Anna Maria Nobile, di Agrigento, 49 anni; Giovanni Giglia, di Favara, 56 anni; Giuseppe Butticè, di Favara, 56 anni; Alessandro Chianetta, di Favara, 36 anni; Massimo Accurso Tagano, di Agrigento, 48 anni.