I dubbi della procura di Caltanissetta sulla trattativa Stato-Mafia e sulla “accelerazione della strage di via D’Amelio” in conseguenza della scoperta delle intese inconfessabili, fatta dallo stesso Paolo Borsellino, vengono ribaditi nella richiesta di archiviazione, ora accolta, della posizione di Antonino Cina’, ritenuto estraneo all’eccidio del 19 luglio 1992 – oltre che dagli inquirenti nisseni – anche dal Gip Valentina Balbo.
Ma mentre i pubblici ministeri sostengono che, sulla base delle inaffidabili dichiarazioni di Massimo Ciancimino e delle “deduzioni” di Giovanni Brusca, si possono avere piu’ dubbi sulla vicenda generale, il giudice “non ritiene che la valutazione della condotta dell’indagato Cina’, in termini di contributo rilevante all’accelerazione dell’omicidio Borsellino, gia’ deliberato dal sodalizio mafioso, debba necessariamente passare attraverso l’affermazione o meno dell’esistenza di una trattativa Stato-Mafia, nonche’ del suo contenuto e dei suoi tempi, non fosse altro che per l’evidente ragione per la quale non e’ compito di questo procedimento porre pietre miliari in ordine a una tematica si’ complessa, che ha segnato una delle pagine piu’ oscure dell’ultima storia italiana”.
Il gip di Caltanissetta cioe’ afferma a chiare lettere di non voler “perdere una buona occasione per far si’ che determinati accertamenti vengano interamente devoluti alle autorita’ giudiziarie che, in ragione dei processi di cui sono attualmente investite, devono per forza assumere decisioni su tale tema”. L’esistenza della trattativa, nonostante la sentenza di condanna in primo grado nel processo celebrato a Palermo, e’ stata ampiamente smentita dai giudici della Corte di appello dello stesso capoluogo siciliano, che nella parte di processo celebrato col rito abbreviato, hanno scagionato Calogero Mannino. L’assoluzione dell’ex ministro dc e’ stata confermata e condivisa nei suoi principi cardine dalla Cassazione. (AGI)

