Covid, Fipe Palermo: un weekend in zona gialla non basta, Sicilia ha numeri per riaprire

Questo primo fine settimana in zona gialla, per i ristoratori di Palermo, è una boccata d’ossigeno. Fornelli riaccesi, locali riaperti a pranzo e prenotazioni al completo in quasi tutti i ristoranti e le trattorie, soprattutto quelli che lavorano vicino al litorale. Il rischio però è che fra meno di una settimana, con una nuova possibile stretta delle misure anti Covid, tutto torni come prima. “Una rondine non fa primavera e purtroppo noi lo sappiamo bene – commenta all’Adnkronos Antonio Cottone, presidente di Fipe Confcommercio Palermo e titolare di una delle più note pizzerie della città – In questo fine settimana i numeri stanno dando soddisfazione, molti ristoranti sono sold out ma il pienone di un week end può servire a risolvere qualche piccola cosa, a fare qualche piccolo pagamento, ma di certo non risolve i mesi di chiusura e di perdite che abbiamo alle spalle”.  Il problema per i ristoratori, da un anno a questa parte, è sempre lo stesso: l’incertezza. “Non sappiamo mai cosa aspettarci, quale sarà il prossimo provvedimento o per quanto potremmo rimanere aperti – continua Cottone – Molti si sono organizzati per riaprire questo fine settimana e il prossimo potrebbe già essere costretti a riabbassare le saracinesche”.

Eppure, sottolinea il presidente di Fipe Palermo, “l’indice Rt della Sicilia è allo 0.76. Se si è deciso di distinguere le Regioni, perché dovremmo eguagliarci agli altri, perché dovremmo pagare noi le conseguenze di Regioni in cui l’indice di contagio è più alto. Siamo un’isola e per una volta dovremmo sfruttare questa nostra condizione di ‘isolamento’, che ci permette anche di limitare i contagi, a nostro favore”.  Le aperture a pranzo inoltre non risolvono un granché i problemi della categoria. “Il 70% del nostro fatturato si sviluppa la sera – spiega Cottone – solo il 30% a pranzo e adesso anche di meno se consideriamo che durante la settimana, con lo smart working, sono davvero poche le persone che pranzano fuori”. La proposta dei ristoratori al governo è sempre la stessa: rimodulare le colorazioni. “In zona arancione chiediamo di farci aprire fino alle 18 e in zona gialla fino alle 22, orario del coprifuoco – conclude – Dal 26 ottobre, quando ci hanno fatto chiudere, i dati hanno dimostrato per noi che non sono i locali fra le prime cause dell’aumento dei contagi”. (Adnkronos)