Export, i vini siciliani resistono grazie al Nero d’Avola e al Grillo e rilanciano sul bio

I buoni risultati del Nero d’Avola e del Grillo siciliano consentono al Consorzio di tutela vini Doc Sicilia di chiudere il difficile 2020 con un risultato soddisfacente: oltre 90 milioni di bottiglie prodotte, con un calo del solo 5%. Resiste l’export dei paesi dove i consumi dei vini provenienti dall’isola sono rimasti stabili come gli Stati Uniti, il Canada, la Germania e che segnano dati positivi anche in questi primi mesi del 2021. In crescita anche il mercato della Cina dove, grazie alla collaborazione con l’ufficio ICE di Pechino, nel 2020 si sono tenute sei masterclass di approfondimento dei vini Doc Sicilia – a Shenyang, Chongqing e Pechino – con la presenza di più di 300 operatori del settore tra media, importatori, sommelier e ristoratori. La Sicilia è la quarta regione italiana per produzione di vino, con circa 4,3 milioni di ettolitri (produce il 9% del vino italiano), di cui oltre l’81% di qualità (Igp 53% + Dop 28%) ed è la prima regione per superficie a vite bio (24% del totale regionale, 29% del totale Italia), con 31mila ettari dedicati. Tra i produttori di vino biologico in Sicilia spicca l’azienda Salvatore Tamburello che si estende per circa 24 ettari, a Poggioreale, in provincia di Trapani.

Una storica azienda. giunta alla quinta generazione ma giovane a livello commerciale dato che è sul mercato dei vini biologici dal 2015. Con certificazione bio e marchio “Qualità sicura Sicilia”, l’azienda produce vini biologici esclusivamente da vitigni autoctoni isolani – Nero d’Avola, Grillo e Catarratto e Trebbiano – e solo con uve prodotte nei vigneti di proprietà (ma non manca anche uliveti Nocellara del Belice), garantendo anche un alto livello qualitativo con vendemmia manuale, vinificazione in modo tradizionale ed affinamento prima in acciaio e poi in bottiglia. Nel 2006 alla guida dell’azienda agricola – che affonda la sua origine nell’Ottocento e che negli anni Sessanta era passata dalla vocazione cerealicola ai vigneti, come accaduto ad una consistente fetta dell’agricoltura dell’isola – arriva Salvatore Tamburello che, dando il suo nome alla casa vitivinicola, traghetta la produzione nel mondo del biologico. Sarà un lungo percorso di studio e paziente cura dei vigneti che porterà, nel 2014, all’imbottigliamento del primo Nero d’Avola bio a cui segue una produzione la cui alta qualità, negli anni, verrà premiata con vari riconoscimenti come quelli conquistati al Vinitaly nel 2017, all’ International Organic Wine nel 2018 ed al recente concorso internazionale Mundus Vini Biofach dove il Catarratto 2019 ha conquistato una medaglia d’oro. (9Colonne)