Covid, Palermo a marzo da zona rossa ma alt in Regione: ”Giù i dati”

Il 19 marzo – appena una dozzina di giorni fa – la situazione e’ difficile e allarmante a Palermo. Una situazione da “zona rossa”, ma i dati devono essere calmierati per impedire che sia dichiarata davvero. E se il giorno prima il sindaco Leoluca Orlando, in una occasione pubblica, avvertiva circa il dovere che “abbiamo tutti di evitare il crescere di una strage”, in alcuni uffici della Regione si giocava coi numeri come dentro una oscena contabilita’. E’ il 19 marzo appunto, ore 13.19, come annota l’ordinanza con cui il gip di Trapani, Caterina Brignone, ha disposto gli arresti domiciliari di tre persone accusate di avere falsificato i dati Covid per scongiurare la zona rossa e altre misure restrittive, nell’ambito dell’inchiesta che vede indagato anche l’ex assessore alla Salute, Ruggero Razza. Il funzionario della Regione Salvatore Cusimano, chiama il dirigente generale del Dipartimento regionale per le Attivita’ sanitarie e osservatorio epidemiologico dell’assessorato della Salute, Maria letizia Di Liberti – entrambi sono tra gli arrestati – e la informa che si sono accorti del dato riferito a 228 pazienti positivi Covid dell’ospedale Cervello di Palermo, mai comunicati. Lei rimande sbalordita, si legge nel testo. Poi la informa che “oggi ci sono 1.070 nuovi contagi Covid-19″. Le riepiloga i dati per ogni Provincia: 61 Agrigento, 75 Caltanissetta, 90 Catania, 32 Enna, 81 Messina, 508 Palermo, Ragusa”. Di Liberti “rimane sbalordita”, ripete piu’ volte: “… ma che dici? …ma che dici?”, afferma che non e’ possibile, perche’ se sono questi i dati definitivi, Palermo va immediatamente, subito in “zona rossa”.

Cusimano conferma che i dati sono esatti ed elenca anche i casi positivi Covid nei comuni della provincia e quelli riferiti al capoluogo Palermo, dove ci sono 263 positivi. Alle 14.45 un’altra telefonata: Di Liberti dice a Cusimano che sta riflettendo su cosa fare sui contagi che sono tanti anche in diversi comuni della provincia di Palermo, Bagheria e Caltavuturo. E decide di abbassare i dati dei soggetti positivi Covid-19 di Palermo, in quanto ne ha parlato con l’assessore alla Salute Ruggero Razza, con cui fara’ il punto il giorno dopo: quindi pensa di abbassare da 506 a 370 i nuovi contagiati e di aggiungere ulteriori mille tamponi; e manda un messaggino per indicare il nuovo numero; afferma che ha scritto -136 casi positivi in modo da arrivare 370 e che chiamera’ Renato Costa, il commissario Covid-19 per la Provincia di Palermo sui dati modificati. Una posizione quella di Costa, suggerisce lo stesso giudice, che merita di essere vagliata. La pagina del “bollettino giornaliero” conferma le manovre sui numeri: “370 soggetti positivi” della provincia di Palermo, a fronte dei 506 casi positivi; “15 deceduti” nella Regione, mentre il dato reale e’ di 4 decessi; “859 soggetti positivi” della Regione a fronte del dato reale di 1.070; “9.784” tamponi molecolari effettuati a fronte del dato reale di “8.784” (aggiunti mille tamponi).

Sui morti l’intenzione, per cosi’ dire, e’ pareggiare i conti: Di Liberti chiede quale sia il dato complessivo dei morti del giorno; il suo interlocutore gli risponde che presso gli ospedali ci sono 4 deceduti; lei replica che possono metterne altri per arrivare a 15, in modo da recuperare i vecchi ma l’altro risponde che per vecchi intende che i decessi risalgono all’anno scorso, “marzo-aprile del 2020”. Di Liberti e’ sorpresa: “Addirittura”, e si chiede come mai siano dell’anno scorso se lei sa che il dato dei deceduti da inserire e’ tra 180-190, ma l’altro risponde che “i 180 sono a parte”. Di Liberti taglia corto dicendo che “oggi ne possono aggiungere 10 e non oltre”. I numeri trasmessi, commenta il gip, “appaiono parziali o arbitrari, indicati con l’intento di ‘spalmare’ morti e contagiati in maniera tale da fotografare una situazione meno preoccupante del dovuto e con l’accettazione, a mo’ di incidente di percorso, dell’estrema difficolta’ di reinserimento di ‘numeri’ messi da parte: “Ma ce li dobbiamo mettere per forza…”, intimava Di Liberti, “perche’ senno’ alla fine ce li teniamo sulla pancia come l’altra volta!”. (AGI)