Girgenti acque, l’interdittiva e l’ex prefetto che salvò la Spa

“Gli elementi raccolti nell’indagine fanno ritenere che il prefetto Nicola Diomede abbia volutamente arrecato un ingiusto vantaggio, quantificato in 40 milioni di euro, nei confronti dell’imprenditore Marco Campione e della societa’ Girgenti Acque, emettendo una liberatoria antimafia illegittima e omettendo di adottare qualsiasi provvedimento dopo la riapertura dell’istruttoria”. E’ l’atto di accusa della procura di Agrigento – nel provvedimento firmato dal capo dell’ufficio Luigi Patronaggio, dal suo vice Salvatore Vella e dai sostituti Sara Varazi, Antonella Pandolfi e Paola Vetro – nei confronti dell’ex prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, che figura nella lista degli indagati ma non e’ tra gli 8 fermati. Diomede, rimosso dal Consiglio dei ministri nel gennaio del 2018, subito dopo la diffusione della notizia dell’avviso di garanzia, e’ accusato di concorso esterno in associazione a delinquere e abuso di ufficio. Fulcro nella vicenda, il “lasciapassare amministrativo” a Girgenti Acque: Diomede, secondo quanto ipotizzano i pm, avrebbe salvato Girgenti Acque dall’interdittiva antimafia, in due distinti momenti, a partire dal 2015, nonostante un’istruttoria, avviata dalle forze dell’ordine e dal gruppo speciale interforze, spingesse con forza verso questa direzione. A confermare i sospetti, fra le altre cose, ci ha pensato pure una funzionaria della prefettura che ha riferito agli inquirenti che Diomede, fin dall’inizio, era contrario e sosteneva che non vi fossero i requisiti di attualita’. Una serie di telefonate intercettate fra Diomede e altri indagati hanno fatto propendere i magistrati sul fatto che Diomede (che intercettato dice all’allora comandante provinciale dei carabinieri di avere agito “in buona fede”) lo avesse fatto volutamente. Non e’ stato provato il ruolo di Angelo Alfano (ottantacinquenne insegnante in pensione e padre dell’ex ministro Angelino), molto attivo nell’indicare a Campione persone da assumere a Girgenti Acque: “Non vi sono elementi probatori – si legge negli atti dell’inchiesta – che fanno ritenere, oltre ogni ragionevole dubbio, che Angelo Alfano abbia indotto, in qualche modo, l’allora dal prefetto Nicola Diomede a compiere o omettere atti del suo ufficio nell’interesse di Campione e Girgenti Acque”. (AGI)