VIDEO | Teatro, ovazione per l’Orestea di Cinzia Maccagnano ad Eraclea Minoa

Applausi e ovazione ieri sera ad Eraclea Minoa per “Orestea – Agamennone e Coefore da Eschilo e Pasolini”, adattamento e regia di Cinzia Maccagnano, in scena nell’ambito della rassegna dei Teatri di Pietra. “Innanzitutto – spiega l’attrice e regista Cinzia Maccagnano – volevamo parlare di questo confronto tra generazioni, tra i vecchi, tra un mondo che precostituito da tanto tempo, e un mondo di giovani che non riconosce più ciò che è stato e che ha bisogno di ribaltarlo. Quindi partendo da questa necessità  di raccontare questo scontro tra generazioni, che in qualche modo forse in questo momento è attuale, abbiamo deciso di lavorare sull’Agamennone facendone una grande rappresentazione, con il coro dei vecchi con le maschere e con questi personaggi che sono degli archetipi,  che sono Clitemnestra, Egisto e    Cassandra che risultano essere quasi dei totem”.

Nel cast: Marta Cirello (Pilade/coro), Raffaele Gangale (Agamennone/Egisto/coro), Dario Garofalo (Oreste/coro),Cinzia Maccagnano (Clitennestra/coro), Luna Marongiu (Elettra/coro), Cristina Putignano (Cassandra/coro). Graphic motion designer: Simone Memè. Maschere: Luna Marongiu. Produzione: La bottega del Pane.

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L’Orestea – si legge nelle note di regia – è prima di tutto un epocale disegno drammaturgico in grado di raccontare la fine dell’ineluttabile. Agamennone uccide Ifigenia. Clitennestra uccide Agamennone. Oreste uccide Clitennestra. Ma nessuno uccide Oreste. Ciò non significa che Oreste non paghi pegno, tutt’altro. La Ragione (Atena) gli offre certamente una chiave di salvezza, sostituendo il tribunale degli uomini alla teodicea; ma questo gli toglie il fiato. La stessa cosa che accade a un bambino quando nasce. L’eccesso d’aria rischia di soffocarlo. Perciò piange. E piange Oreste, su cui pesa un Passato che non c’è più, arcaico ma sicuro; e dentro cui scalpita una Realtà incerta, a cui è impreparato, la cui rappresentazione è migliore dell’originale; una Realtà su cui la Ragione ha perso il controllo. Qual è dunque il pegno da pagare per Oreste? Non essere. Né com’era, né come avrebbe dovuto. Essere in bilico. In una rabbiosa e straziante infelicità.

La pàrodo dell’Agamennone, il lungo coro degli anziani di Argo, disegna i confini dello spettacolo: gli attori indossano una maschera tragica, arcaica, mostrano un’espressione che sembra scolpita nel dolore per sempre; e quando se ne liberano, ne scoprono un’altra, più moderna, che rivela i caratteri particolari dei personaggi: Clitennestra, Agamennone, Cassandra ed Egisto. Tutto il racconto dell’Agamennone dunque si svolge come una grande rappresentazione, un rituale che riporta alla memoria i fatti da cui poi muoverà l’azione di Oreste. Nelle Coefore il registro cambia, si fa più contemporaneo, finisce la rappresentazione, spariscono le maschere, e i giovani, Oreste, Elettra e Pilade, si mostrano così come sono, deformati solo dal furore. Anche il ritmo dello spettacolo cambia, non è più cadenzato, scandito dal procedere della trama, ma precipita, seguendo l’urgenza di agire per liberarsi da un ordine Antico che non trova più riscontro nella Realtà. I giovani detronizzano, sovvertono, uccidono. Orfani di un senso della storia, mossi dalla “irragionevole rabbia”, si ritrovano smarriti in un mondo di cui non riconoscono più il senso del Passato e sperimentano l’incapacità della Ragione di farsi ancora guida sicura.