Omicidio Lupo a Favara: si indaga su dissidi familiari, killer professionista

Secondo gli inquirenti non sarebbe un delitto legato alla criminalità organizzata, ma a dissidi di natura economica fra Salvatore Lupo e la sua cerchia di amici e familiari. Dopo 24 ore di indagini per i carabinieri della tenenza di Favara, coordinati dal procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio e dall’aggiunto Salvatore Vella, la pista più calda è quella dei dissidi per ragioni economiche che avrebbero portato all’omicidio dell’ex presidente del consiglio comunale di Favara in provincia di Agrigento, imprenditore titolare di alcune residenze per anziani, ucciso ieri pomeriggio con tre colpi di pistola alla testa da un uomo a volto scoperto in un bar di via IV Novembre nel centro del paese. Le indagini procedono, ma sono rese difficili dall’assenza di testimonianze determinanti. Nessuno ha visto niente, nessuno ha saputo fornire indicazioni utili alle investigazioni dei carabinieri. Per il procuratore capo di Agrigento chi ha sparato sarebbe un killer professionista che ha colpito la vittima appena uscita dal bagno del bar con tre colpi di un revolver calibro 38, tutti andati a segno in testa. Un agguato “programmato nei minimi particolari ed eseguito a sangue freddo” dicono gli inquirenti che ad oggi escludono che sia un delitto di mafia. L’imprenditore lo scorso maggio era stato rinviato a giudizio nell’ambito di un’inchiesta su presunti maltrattamenti subiti dagli ospiti di comunità per disabili psichici di Licata.L’ex presidente del consiglio comunale di Favara era infatti il titolare di alcune residenze per anziani. Gli investigatori dell’arma per tutta la notte hanno interrogato diverse persone con cui Lupo era in affari, oltre al barista del locale di via IV novembre dove Lupo è stato freddato. Secondo quanto si apprende da fonti vicine alla procura, dai verbali delle persone sentite non emergerebbero testimonianze significative per trovare il killer. Anche sul fronte telecamere non ci sarebbero impianti di video sorveglianza attivi nella zona e l’unico occhio elettronico vicino al luogo dell’omicidio non inquadra il bar.Tutte le persone interrogate questa notte dai carabinieri di Agrigento sono state sottoposte all’esame dei residui di polvere da sparo sulle mani, il cosiddetto Stub, ma nessuno è risultato positivo. Nessuno dunque degli interrogati questa notte avrebbe premuto il grilletto del revolver calibro 38. Non a mani nude quanto meno. (LaPresse)