Montevago, nuovo finanziamento per il recupero della cattedrale distrutta dal sisma del ‘68

Ieri a Montevago sopralluogo dell’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone al cantiere della vecchia Chiesa Madre distrutta dal terremoto del ’68 dove sono in corso i lavori di recupero e catalogazione. “L’assessore ha annunciato un nuovo finanziamento di circa un milione e mezzo di euro per la messa in sicurezza e la fruibilità a fini turistici. Ringrazio il governo regionale per l’attenzione avuta in questi anni nei confronti dei Comuni del Belìce”, ha detto il sindaco Margherita La Rocca Ruvolo.

“Come governo regionale – ha detto l’assessore alle Infrastrutture Marco Falcone a margine del sopralluogo – a Montevago abbiamo voluto investire nella riqualificazione e nella riscoperta di una parte importante della vita ante terremoto. Questa meravigliosa chiesa Madre l’abbiamo riportata alla luce per restituirla alla fruizione di tutti i cittadini di Montevago e non solo. Questo proprio perché dalla propria storia, dalla propria memoria, deve nascere anche una prospettiva di futuro per tanti giovani che devono comprendere come si viveva in questa meravigliosa cittadina. Il nostro impegno è stato prima quello di riportare alla luce dalle macerie questa meravigliosa struttura religiosa, dopo, invece, c’è un secondo finanziamento di circa un milione e mezzo di euro che servirà per metterla ulteriormente in sicurezza, per sistemarla e per preservarla per i prossimi decenni”.

Il finanziamento complessivo dell’assessorato regionale alle Infrastrutture ammonta a circa 750mila euro; ad aggiudicarsi la gara del primo stralcio funzionale – oggi in via di completamento – è stata l’Impresalv Srl di Favara. Il progetto prevede la rimozione dei massi rimasti nella struttura dopo il crollo provocato dal terremoto del 1968, la messa in sicurezza delle colonne e della pavimentazione della chiesa.

La cattedrale di Montevago fu costruita nel luogo in cui sorgeva un tempo la chiesa del Santissimo Crocifisso. E’ dedicata agli Apostoli Pietro e Paolo e fu iniziata a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo dal principe Giovanni Gravina Moncada. Portata a termine dal cardinale Pietro Gravina, fu consacrata nel 1820. La facciata presentava una sagoma neoclassica articolata su due ordini sovrapposti e affiancata da due alti campanili. L’interno era a croce latina, diviso in tre navate con cappelle laterali. All’incrocio del transetto con la navata centrale si innalzava la cupola emisferica. Le pareti dell’abside erano decorate da affreschi monocromatici rappresentanti storie bibliche, mentre nelle cappelle laterali sorgevano altari ornati da pregevoli opere artistiche di tipo scultoreo e pittorico. Dopo il sisma del 1968 l’opera andò quasi completamente distrutta.