I carabinieri della Compagnia di Sciacca e del Comando per la Tutela agroalimentare di Messina, hanno sequestrato beni per 90 mila euro tra denaro, terreni agricoli e fabbricati riconducibili a due nuclei familiari di Burgio e Ribera, per una truffa all’Agea. Una donna, impiegata, è stata iscritta nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di truffa aggravata.
“E’ stato accertato, anche tramite app satellitari, che questa donna aveva presentato delle richieste di contributi Agea per dei terreni che, almeno in parte, erano stati confiscati alla famiglia mafiosa a cui lei è legata da vincoli di parentela. I sequestri di terreni e fabbricati sono stati fatti a Ribera, mentre il denaro era su conto corrente che la donna aveva a Burgio”. Lo ha spiegato, nel corso della conferenza stampa di oggi al comando provinciale di Agrigento, il colonnello Roberto Vergato, comandante della compagnia dell’Arma di Sciacca –
I primi accertamenti, condotti anche con mappe satellitari, sono partiti dai contributi concessi dall’Agenzia per le campagne agricole a partire 2014. Concentrando le indagini sul quinquennio 2015-2020, e’ stato appurato che l’azienda agricola della 47enne di Burgio in quel lasso di tempo aveva percepito circa 90 mila euro, sia per lo sfruttamento ai fini della produzione agricola di terreni gia’ confiscati a esponenti della famiglia mafiosa dell’area a cui era legata da vincoli di parentela, sia per lo sfruttamento ai fini della produzione agricola di terreni presi in locazione sulla base di contratti risultati essere a firma falsa; i legittimi proprietari dei terreni risultavano essere estranei alla truffa in atto. Resta da chiarire chi e come abbia accertato l’esistenza formale dei titoli esibiti per il percepimento dei contributi, considerato che per legge tale compito spetta al Centro assistenza agricola competente per territorio.

