Una sentenza del Consiglio di Garanzia del Senato, che consente ai senatori di riscattare la pensione anche in caso di fine anticipata della legislatura, ha aperto un dibattito sul tema all’ordine del giorno da qualche settimana: se cioe’ i parlamentari, nel segreto dell’urna, voterebbero per mandare Mario Draghi al Quirinale, pur con il rischio che la fine del suo governo porti anche alla fine della legislatura. Un dibattito che rimane aperto anche perche’ la Camera ha adottato una posizione opposta. Il Consiglio di Garanzia del Senato, cioe’ il “tribunalino” interno a Palazzo Madama, ha emesso una sentenza che modifica le attuali norme interne per percepire a 65 anni la pensione: stabiliscono che per maturarla occorra aver completato una legislatura, o almeno 4 anni, sei mesi e un giorno di essa.
In analogia a una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha accolto un ricorso di alcuni eurodeputati, la sentenza del Consiglio di Garanzia, ha spiegato il suo presidente Luigi Vitali (Fi), prevede che il senatore, anche se la legislatura termina in anticipo, abbia diritto alla pensione purche’ versi i cotnributi mancanti, i propri e quelli a carico dell’amministrazione. Ora, ricorda Vitali, l’Ufficio di presidenza del Senato, competente in materia di vitalizi, deve stabilire il numero minimo di anni trascorsi sugli scranni di Palazzo Madama per maturare comunque il diritto. Tolto lo spauraccio di perdere la pensione in caso di elezioni anticipate nel 2022, e’ stato il ragionamento di alcuni, l’ascesa di Draghi sul Colle sarebbe meno difficile. Ma a Montecitorio le regole sono diverse.
Il Consiglio di Giurisdizione della Camera, ha spiegato il suo presidente Alberto Losacco (Pd), ha si’ deciso che anche a Montecitorio si possa riscattare la pensione versando volontariamente i contributi mancanti per completare i 5 anni di legislatura (o 4 anni e mezzo), ma questo vale solo per quei deputati che sono subentrati nel corso della legislatura. Per quelli eletti sin dal 2018 e senza altre legislature alle spalle, in caso di scioglimento anticipato delle Camere, sfumerebbe il vitalizio. In ogni caso, aggiunge Vitali, legare il tema dei vitalizi a quello dell’elezione del Capo dello Stato e del voto anticipato e’ “azzardato”: “lo scioglimento delle Camere non dipende dal vitalizio dei parlamentari; sono altre le condizioni che portano ad esso”. (ANSA)

