Per i sindacati sulle pensioni è arrivata l’ora della svolta e il governo dovrà prenderne atto. Il giorno dopo l’apertura di Palazzo Chigi a riprendere le file di una trattativa che dovrà portare al superamento definitivo della legge Fornero, Cgil, Cisl e Uil hanno riunito l’assemblea nazionale pensionati e hanno ribadito le richieste da portare al tavolo. Già in manovra si punterà ad allargare la platea dei lavori usuranti e a qualche ritocco per giovani e donne. Ma il tavolo vero avrà inizio a dicembre quando al centro del confronto saranno portati temi come l’estensione dell’Ape sociale e soprattutto il nodo della flessibilità dopo la “beffa”, così la definiscono i sindacati, di quota 102. Temi su cui il governo apre spiragli anche se subordinati alla tenuta dei conti. Una via di uscita sarebbe quella di legare i tempi di un’uscita anticipata a un ricalcolo integrale dell’assegno su base contributiva. Su questo fronte le ipotesi sono numerose e scatterebbero dai 62 anni chiesti dai sindacati con almeno 25 anni di contributi alla soglia dei 64 anni con un tetto contributivo più basso.
Gli assegni sarebbero però più bassi perchè calcolati integralmente sulla base dei contributi. In attesa di mettere nero su bianco le proposte, con tempi che si annunciano lunghi, i sindacati tornano a illustrare le loro posizioni che abbracciano anche lavoro e fisco. “Sul fisco – ribadisce il segretario generale della Cgil Maurizio Landini – abbiamo ribadito la necessità che gli 8 miliardi vadano a lavoratori e pensionati. Il Governo si è reso disponibile a proseguire il confronto già la prossima settimana”. I tempi non saranno brevi e su questo tema c’è da registrare una precisazione del segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri sulle scelte di Mario Draghi. Dice Bombardieri: “Ieri mio malgrado sono stato oggetto di una battuta col presidente, che oggi i giornali hanno ripreso, forse c’è stato un equivoco. Faccio chiarezza. Io ieri ho chiesto al presidente Draghi se il tavolo si aprirà ai primi di dicembre, noi come obiettivo abbiamo il Def. Decidiamo e ci confrontiamo su una modifica strutturale della legge Fornero, e incominciamo a farlo a dicembre per arrivare come obiettivo a marzo aprile, quando il futuro governo presenterà il Def. Allora ho detto ‘presidente, non vorrei che noi cominciamo questa discussione a dicembre e poi per vari motivi si interrompe, naturalmente sottointeso le elezioni del presidente della Repubblica. E il presidente “Draghi “ha detto no, questa roba va avanti. E non ha detto quindi io ci sarò: come ho detto c’è stato un equivoco”. (LaPresse)

