Ravanusa, l’ultimo saluto alle vittime dell’esplosione (VIDEO)

Ravanusa dà l’ultimo saluto alle nove vittime (dieci col bimbo che stava per nascere) dell’esplosione avvenuta la sera di sabato 11 dicembre a causa di una fuga di gas. Le esequie di Stato si stanno celebrando in piazza Primo Maggio, davanti alla chiesa di San Giacomo. Nel paese in provincia di Agrigento sono arrivati  il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini, il capo nazionale della Protezione civile Fabrizio Curcio e il presidente della Regione, Nello Musumeci, il prefetto Laura Leo, capo dipartimento dei vigili del fuoco. A dare l’ultimo abbraccio a Giuseppe Carmina, Calogero Carmina, Pietro Carmina, Carmela Scibetta, Calogera Gioacchina Minacori, Selene Pagliarello (incinta al nono mese), Giuseppe Carmina, Angelo Carmina ed Enza Zagarrio anche i sindaci della provincia di Agrigento e tanti cittadini. I funerali vengono trasmessi in diretta su Rai1 a cura del Tg1, con il commento di Giuseppe Lavenia e Giacinto Pinto.

Grandissima la commozione. Un dolore fortissimo e composto, soprattutto quello dei familiari di Pietro Carmina, 68 anni, il professore di storia e filosofia amatissimo dai suoi studenti, la moglie Carmela Scibetta, dirigente a capo degli Affari sociali, 60 anni; Maria Crescenza Zagarrio, 69 anni; Calogera Gioacchina Minacori, 59 anni; l’infermiera Selene Pagliarello, 30 anni, simbolo di questa tragedia, “la figlia di tutti”, che portava in grembo il piccolo Samuele che sarebbe nato mercoledì scorso, il marito Giuseppe Carmina, 35; Angelo Carmina 72 anni; Giuseppe e Calogero Carmina, padre e figlio di 60 e 33 anni, gli ultimi due dispersi trovati martedì sera tra le macerie di via Trilussa.

L’arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, nella sua omelia: “Si è fatto buio e l’esplosione non ha dato scampo nemmeno a Samuele che anche se ancora non nato era già a pieno uno di noi. Si è fatto buio a Ravanusa che ha perso traccia della sua memoria e ha perso la possibilità di sentirsi al sicuro per un sottosuolo precario. Un controllo più attento poteva evitare la tragedia. Che senso ha tutto questo? Se ha un senso. Con voi e per noi non ho una risposta a questa domanda, ma con voi e per voi devo cercarla nella fede. Insieme non vogliamo chiedere la rassegnazione, ma la speranza per le 10 vittime di questa assurda tragedia”. “Si è fatto buio – ha aggiunto il vescovo – nelle vite dei nostri fratelli, nelle loro famiglie che fino alla fine hanno sperato nel loro miracolo, nella comunità di Ravanusa che ha perso un pezzo di sé e ha perso la possibilità di sentirsi al sicuro, trovandosi in un territorio compromesso e con strutture precarie, con il dubbio per l’ennesima tragedia, una tragedia che un maggiore senso di responsabilità e un controllo più accurato forse poteva essere evitata”.

Il sindaco di Ravanusa, Carmelo D’Angelo, ha preso la parola:  “Porto il cordoglio alle famiglie. Un boato alle 20.35 di sabato 11 dicembre ha sconvolto la nostra comunità e ha spezzato vite e sogni di nove persone che stavano nel posto che ritenevamo più sicuro, la casa. Ci auguriamo che vengano appurate cause e responsabilità di una tragedia che al di là di tutto ha segnato per sempre la storia di questo paese, non dimenticheremo Calogero e Enza che aspettavano il figlio premuroso Giuseppe, non dimenticheremo Peppuccio e Liliana felici di vedere il figlio e la nuora Selene che si apprestavano ad accogliere il frutto del loro amore, non dimenticheremo Pietro con il suo umorismo filosofico e la dedizione agli studenti che riteneva la sua seconda famiglia e non dimenticheremo Carmela e il marito e l’amore per il figlio Mario oltre al sostegno dato a questa comunità.

Non dimenticheremo il lutto – ha aggiunto – e che siamo figli di questa patria e questa Italia. Dopo il boato, sono accorso subito sul posto e ho trovato mecerie e fiamme, mi sono sentito solo, smarrito e impaurito, ma è durato poco. Sono arrivati subito i soccorsi, grazie prefetto e grazie capo della protezione civile Curcio, grazie ai vigili del fuoco e all’arma dei carabinieri. Avremmo voluto fare di più, abbiamo salvato due donne, vi saremo eternamente grati. Alle istituzioni dico che va garantito in tempi rapidi un tetto e una casa. Noi non dimenticheremo e intitoleremo una via ai nostri cari, la comunità tenterà di colmare il vuoto e siamo certi che lo Stato e la Regione non ci abbandoneranno, nel dramma e nel lutto siamo orgogliosi di essere italiani, si apra il libro della concretezza”.

La moglie e madre delle due figlie di Giuseppe Carmina, una delle vittime dell strage di Ravanusa, in un messaggio al termine dei funerali: “Non voglio parlarvi del mio dolore che è immenso, ma della mia speranza. Voglio invitare tutti a volgere lo sguardo alle cose che durano per sempre, non fermiamoci al materiale, in un attimo, in uno scoppio tutto è andato via, è svanito nel nulla. Giuseppe era tutto per me. Ma Gesù – ha aggiunto – ci ha inondato della sua grazia, è arrivata una forza sovraumana, una serenità interiore che solo Dio può dare. La casa è diventata vuota, le nostre bambine piangono e il letto è diventato grande. Giuseppe e i suoceri ci mancano, la croce è pesante però con Cristo tutto diventa più leggero e non maledico Dio, continuo a benedirlo e a ringraziarlo perché ho la viva certezza che Giuseppe e i miei suoceri sono in Cristo in un posto migliore di questo. Il mio Peppe non è in quella bara, lui vive per sempre. Oggi compiva il compleanno e oggi è nato in Cristo. Voglio ricordare una frase: ‘Siamo nati e non moriremo mai più’. Che questa sia la certezza per tutti voi che portate questa sofferenza come me. A loro non portate fiori che marciranno come i loro corpi ma offrite la cosa più preziosa che sono le vostre preghiere, la comunione e la messa”.

Notizia in aggiornamento