Il ‘dossier Quirinale’ tiene banco nel dibattito fra i partiti a poco piu’ di due settimane dal primo voto per il Colle, fissato per il prossimo 24 gennaio. Se il toto nomi non e’ ancora in fase avanzata, tre sono gli aspetti su cui si accendono i fari: la possibilita’ che il presidente Mattarella resti – chiesta da una parte dei grillini – le sorti del governo Draghi, la scelta dei 58 grandi elettori che si uniranno a deputati e senatori per indicare chi dovra’ arrivare – con il Covid che decide tempi e modi delle votazioni – allo scranno piu’ alto della Repubblica. Costoro sono indicati dai consigli regionali (tre per ciascuno e uno per la Valle D’Aosta), e per prassi sono individuati fra gli eletti. In genere a Montecitorio, che diventa per l’occasione seggio elettorale, sono arrivati il presidente di Regione, il presidente dello stesso consiglio regionale, un esponente dell’opposzione. Ma nulla vieta, per la legge, che si possa indicare un altro nome. Tant’e’ che fra le ipotesi che circolano si parla, ad esempio, anche del fatto che Sivlio Berlusconi possa entrare nel gruppo dei cinquantotto.
Intanto la discussione si incentra sul metodo con cui procedere e soprattutto sul futuro del governo Draghi. Matteo Renzi sottolinea: “Meloni ha bisogno delle elezioni perche’ ha iniziato il calo nei sondaggi. La crisi di Conte e’ conclamata e Di Maio aspetta solo le Amministrative di primavera per fargli le scarpe. Quanto a Letta, se non si vota deve fare il congresso e vincere le primarie, esercizio nel quale non ha grande esperienza. Loro vogliono il voto anticipato per esigenze personali. Io penso che invece le elezioni vadano fatte a fine pandemia e con il Pnrr impostato, nel 2023. Dopo di che Draghi sarebbe un perfetto presidente della Repubblica come e’ stato un perfetto premier. Se vogliamo mandarlo al Colle, tuttavia, serve la politica. Perche’ l’arrivo di Draghi non e’ stata una sconfitta della politica ma un capolavoro della politica”. E ancora: “Con l’arrivo di Draghi “abbiamo salvato l’Italia – aggiunge l’ex premier – non sono dunque titubante su Draghi, ma faccio politica.
Draghi e’ un punto di forza di questo Paese. Se vogliamo mantenerlo a Palazzo Chigi gli va data massima agibilita’ politica. Se vogliamo che stia al Colle va costruita una maggioranza presidenziale, ma anche una maggioranza politica per il governo del dopo. Per farlo serve una iniziativa politica non tweet a caso”. Paola Taverna, vicepresidente del Senato e del Movimento 5 stelle, frena sul bis di Mattarella: “Alcuni senatori hanno espresso un auspicio considerato che tutti il M5S stima il Presidente della Repubblica. Ma le speranze di questi colleghi si scontrano con l’indisponibilita’ del presidente Mattarella: di fatto sono considerazioni che a oggi non hanno una prospettiva concreta. Soprattutto, va precisato che istituzionalmente sono parole non opportune, perche’ sembrano voler tirare per la giacchetta Mattarella”. In M5s c’e’ “solo un dibattito interno che in vista del voto per il Quirinale si e’ fatto piu’ vivace” mentre la candidatura del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi: e’ “irricevibile”. In atto “c’e’ un confronto con Pd e Leu per trovare un nome condiviso, ma la condivisione deve essere la piu’ ampia possibile, coinvolgendo il centrodestra. Noi abbiamo piu’ volte proposto un confronto su altri nomi”, “ora sta a loro”, aggiunge.
Una riunione sul Quirinale del Movimento si terra’ la prossima settimana, ma nel frattempo diverse sono le fazioni in campo. E’ la situazione emersa nelle ore scorse dalla galassia pentastellata, ancora e di fatto totalmente “al buio” sui nomi da mettere in partita. Se i senatori hanno lanciato il sasso nello stagno di un Mattarella bis – con la capogruppo Castellone che ha concluso l’assemblea degli eletti a palazzo Madama dicendo che riferira’ la proposta al presidente M5s, Giuseppe Conte – si fa avanti anche un’altra ipotesi: Draghi al Quirinale e Di Maio o Franceschini a Chigi. Chi vorrebbe un Mattarella bis ritiene che l’attuale Presidente sia l’unico in grado di salvaguardare la missione del governo che ha fortemente voluto: campagna vaccinale e obiettivi del Pnrr. Inoltre, gli stessi parlano di “fantapolitica” rispetto all’ipotesi di premier diversi da Draghi. Da Forza Italia e’ il senatore Vito a scrivere: “Credo sarebbe giusto che alle votazioni per il Quirinale partecipassero, come grandi elettori delegati dalle Regioni, anche i leader di partito attualmente non parlamentari, come Silvio Berlusconi, Carlo Calenda, Giuseppe Conte. Mi auguro che i partiti trovino un accordo in tal senso”.(AGI)
