Spese pazze al consorzio universitario di Agrigento: pranzi, cene, trasferte e acquisti personali con le carte di credito dell’ente. La procura vuole mandare a processo tre ex dirigenti. La richiesta, che sara’ sottoposta al vaglio del giudice per l’udienza preliminare Francesco Provenzano, e’ stata firmata dal procuratore Luigi Patronaggio, dall’aggiunto Salvatore Vella e dal pm Chiara Bisso. Nella lista, innanzitutto, l’ex presidente Joseph Mifsud, misteriosa figura al centro dell’intrigo mondiale “Russiagate” di cui si sono perse le tracce da anni e che – secondo molti – potrebbe essere morto. Il beneficiario delle somme prelevate sarebbe stato lui, agli altri viene contestato di avere avallato i pagamenti.
Mifsud era stato nominato presidente del Consorzio universitario di Agrigento nel 2009 su indicazione dell’allora presidente della Provincia Eugenio D’Orsi. L’accademico, nei mesi scorsi, e’ stato anche condannato dalla Corte dei Conti di Palermo a risarcire un danno erariale alla provincia di Agrigento. Mifsud e’ sparito dopo che, nell’ottobre del 2017, gli investigatori Usa dell’epoca resero noto il suo coinvolgimento nel Russiagate. Non si trova ne’ nel suo appartamento a Roma, ne’ presso il suo ex campus alla Link university, ne’ a Londra. Trattandosi di imputato irreperibile, il procedimento nei suoi confronti non sara’ mai aperto e si profila l’ipotesi di uno stralcio della sua posizione.
Gli altri due imputati sono: Olga Matraxia, ex dirigente del settore Affari generali dell’ente e Andrea Occhipinti, dirigente del settore finanziario. L’accusa, ipotizzata per tutti per fatti risalenti agli anni 2012 e 2013, e’ di peculato. La somma sottratta ammonterebbe a circa 50mila euro. I vertici del Consorzio universitario, in particolare, avrebbero consentito l’uso indebito delle carte di credito dell’ente, destinandole a spese esclusivamente personali di Mifsud come trasferte con mezzi aerei, acquisti per biglietti di treno o soggiorni in hotel, anche per i suoi accompagnatori, giustificando le spese con inesistenti ragioni di rappresentanza istituzionale. Al solo Mifsud viene contestato di essersi appropriato di iPad, MacBook e altri costosi dispositivi elettronici del valore complessivo di 2.500 euro. (AGI)
