Mafia, arrestati a Palermo Giuseppe Guttadauro e il figlio Mario Carlo (VIDEO)

Arrestati a Palermo Giuseppe Guttadauro e il figlio Mario Carlo. Il primo ai domiciliari, il secondo in carcere. L’ordinanza cautelare è stata eseguita dai carabinieri del Ros e da quelli del comando provinciale di Palermo e dallo squadrone cacciatori Sicilia. Ai due viene contestata l’appartenenza alla famiglia di cosa nostra di Palermo – Roccella (inserita nel mandamento di Brancaccio – Ciaculli) e l’intervento sulle più significative dinamiche del mandamento mafioso di Villabate – Bagheria. Nel medesimo contesto – si aggiunge – Guttadauro jr è accusato con altri due di lesioni aggravate. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Palermo – Direzione distrettuale antimafia, ritengono di aver documentato le attività del ‘dottore, per cui erano già scattate le manette il 22 maggio scorso nell’operazione ‘Ghiaccio’ insieme con il fratello Filippo Guttadauro, quest’ultimo cognato del latitante Matteo Messina Denaro.

Giuseppe Guttadauro dopo esser stato scarcerato, una volta a Roma, avrebbe comunque mantenuto i contatti con l’organizzazione mafiosa di riferimento anche attraverso il figlio Mario Carlo che a sua volta ne avrebbe mediato i colloqui con gli altri indagati attivi a Palermo. Nel corso della indagine è stato tra le altre cose documentato – si spiega – l’intervento di Giuseppe Guttadauro – delegato per l’esecuzione al figlio Mario Carlo – per risolvere i contrasti che erano sorti a Palermo in ordine all’esecuzione di lavori che dovevano essere realizzati in una importante struttura industriale presente nella zona di Brancaccio. Le intercettazioni hanno inoltre rivelato le aspre critiche mosse dal “dottore” alle nuove generazioni di mafiosi, innescate dalla notizia della collaborazione con la Giustizia di Francesco Colletti e la preoccupazione per le dichiarazioni di Filippo Bisconti, nonché l’esigenza, rappresentata apertamente al figlio, di “evolversi” pur rimanendo ancorati ai principi di cosa nostra. Il quadro indiziario – si sottolinea – ha evidenziato come Giuseppe Guttadauro fosse pure intervenuto per regolare l’attività di traffico di stupefacenti condotta da un pregiudicato bagherese ed i rapporti di quest’ultimo con i vertici pro-tempore della famiglia mafiosa di Bagheria.

Aveva progettato anche un traffico di stupefacenti con l’estero Giuseppe Guttadauro. L’affare sarebbe stato finanziato dai compari palermitani. Servendosi di un soggetto albanese per reperire hashish e prevedendo, in parallelo, un canale per l’approvvigionamento di cocaina dal Sud America. Coinvolto anche un assistente di volo, in documentati rapporti con Guttadauro, che avrebbe dovuto trasportare 300 mila euro in Brasile nel momento in cui il carico di droga dal Sud America fosse arrivato in Olanda. Altro dato emerso dalle investigazioni è stata la “considerazione” goduta in determinati ambienti della Capitale da Giuseppe Guttadauro al quale sarebbe stato richiesto di intervenire – dietro la promessa di un lauto compenso – per la soluzione di un contenzioso dell’ammontare di 16 milioni di euro che una facoltosa donna romana aveva con un istituto bancario. Guttadauro non avrebbe esitato a prospettare, in caso di esito infruttuoso del proprio intervento, di passare alle vie di fatto, incaricando qualcuno di malmenare i soggetti che riteneva stessero ostacolando la soluzione della vicenda. Sono state, infine, ricostruite le motivazioni di un pestaggio, che altri due indagati – su ordine di Mario Carlo Guttadauro – avrebbero portato a termine il 25 ottobre 2016 nei confronti di un giovane palermitano, reo di aver accusato il giovane boss di condotte disdicevoli.