Il Pd è favorevole, i grillini quasi. E così il fronte che sosterrà la norma con cui il governo propone di aumentare
lo stipendio ai sindaci è già trasversale, scrive il Giornale di Sicilia oggi in edicola. Anche se sul voto restano alcune incognite che hanno suggerito ieri il rinvio del voto a oggi. Il testo proposto dall’assessrore agli Enti Locali, Marco Zambuto, è di poche righe ma potrebbe essere ulteriormente semplificato trasformandosi in un mero recepimento della norma che il Parlamento nazionale ha inserito nella legge di Stabilità votata a dicembre. Un testo che prevede, oltre al raddoppio dello stipendio per i sindaci dei Comuni più grandi, un cospicuo aumento per tutti gli altri primi cittadini, e anche per assessori, presidenti dei consigli e consiglieri comunali.
Sono aumenti consistenti, copiati da quelli varati a livello nazionale. Il nuovo stipendio del sindaco viene parametrato a quello del presidente della Regione al punto che i primi cittadini di Palermo, Catania e Messina,
che oggi oscillano dai 4.508 euro al mese ai 7 mila tondi, passerebbero a 13.800. A cascata, e in proporzione
decrescente, scatterebbero gli aumenti per i sindaci dei Comuni con popolazione inferiore fino a quelli
più piccoli che passerebbero da 1.301 a 2.208 euro. Ma la norma scritta da Zambuto premia anche tutta la galassia politica che ruota intorno ai Comuni. A cominciare dai consiglieri, che non vedranno aumentare il valore del singolo gettone ma potranno incassare comunque di più. Anche per loro gli aumenti si applicheranno a scalare: 80% nei Comuni più grandi, 45% in quelli fino a 100 mila abitanti, 35% nei centri fino a 50 mila abitanti, 30% nei paesi con al massimo 30 mila residenti, e via via a in diminuzione fino al 16% in più per i consiglieri dei
Comuni più piccoli. Stesse percentuali di aumenti sono previste per le indennità di vice sindaco, assessore e
presidente del consiglio comunale. E così, a tre mesi dalle elezioni, sarà anche più facile per i partiti reclutare
candidati nelle liste. Visto che gli aumenti si applicheranno retroattivamente dal gennaio scorso. Anche se la
norma nazionale prevede che per il primo anno valgano solo il 45% del previsto: ipotesi che il testo di Zambuto vorrebbe invece cancellare concedendo il massimo subito.
Ma il punto che divide è proprio l’aspetto economico. Gli aumenti costeranno 905 mila euro al mese, cioè
10,8 milioni all’anno. E la Regine, che non ha queste risorse, ha previsto che ogni sindaco le tragga dal bilancio comunale, non esattamente ricchissimo: il rischio è quindi di avere corrispondenti tagli ai servizi. In alternativa i sindaci dovrebbero rinunciare agli aumenti. È una obiezione che ieri in commissione Affari Istituzionali hanno
sollevato i grillini: «Noi non siamo contrari all’aumento per i sindaci – ha detto Nuccio Di Paola – ma così questi
graveranno sui cittadini». Il Pd, col capogruppo Giuseppe Lupo, ha annunciato il voto favorevole: «Gli aumenti
sono già scattati in tutta Italia, la Sicilia non può sempre fare eccezione. Chiederemo però al governo di prevedere nelbilancio da varare ad aprile un budget per coprire le spese». Con queste premesse Zambuto ieri si è detto certo che oggi la norma verrà messa ai voti. Compiendo così una mossa politica in direzione dell’ Anci, che da settimane pressava per recepire la norma nazionale che stanzia gli aumenti: «Noi avevamo chiesto che il governo regionale trovasse anche le risorse – commenta Mario Emanuele Alvano, segretario dell’associazione dei sindaci -. Quindi prendiamo atto che per ora sta solo passando il principio che i sindaci devono guadagnare di più in relazione alle proprie responsabilità». La norma è contenuta in un disegno di legge – presentato dal Pd – che introduce anche il terzo mandato per i sindaci dei Comuni fino a 15 mila abitanti (oggi è possibile per chi guida centri con al massimo 5 mila residenti). Su questo articolo c’è un accordo più debole e potrebbe passare una mediazione: la novità verrebbe introdotta nel 2023, evitando dunque che alle elezioni del maggio prossimo possa applicarsi a ben 35 dei 119 Comuni chiamati al voto.

