Dal racconto al raccolto a Canicattì, quando l’agricoltura diventa strumento di inclusione sociale

Nessuno escluso, una ‘due giorni’ tra il “Laboratorio dei ricordi” e il raccolto delle verdure e degli ortaggi che i soci di UniTre avevano precedentemente piantato e curato. Un ritorno alla natura, all’alimentazione sana e al benessere condito dai racconti dei pranzi e delle cene degli anni ’30, ’40 e ’50. L’agricoltura diviene il mezzo utile all’inclusione sociale, serve anche a contenere la solitudine e alleviare l’isolamento aprendo le porte allo stare insieme migliorando, nel frattempo, il benessere di ogni persona. Venerdì scorso, infatti, al centro culturale San Domenico a Canicattì si è svolto il “Laboratorio dei ricordi – L’alimentazione in età scolare prima della dieta mediterranea” mentre sabato, nella sede dell’azienda Bio Di Loro a Racalmuto, si è svolto l’incontro sull’orto sociale seguito dal raccolto di ortaggi e verdure piantumati e curati dai soci della sezione di Canicattì dell’associazione UniTre, presieduta da Giuseppe Lauricella. Le azioni BenEssere e CondiVivo rientrano nel progetto finanziato dall’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea, con il Psr Sicilia, Misura 16 – Sottomisura 16.9.

“Questa iniziativa è un elogio alla semplicità, intesa come nuovo paradigma che risolve i problemi dell’alimentazione; del benessere; del ritrovare un giusto rapporto tra uomo e natura; dell’utilizzazione sostenibile delle risorse; del rispetto della biodiversità, della memoria e dei modelli virtuosi di stili di vita e alimentari – afferma Lillo Alaimo Di Loro, scrittore e presidente del Consorzio Isola Bio Sicilia – I soci di UniTre  ci hanno raccontato come mangiavano negli anni ’30, ’40  e ’50, quando ancora non si era teorizzata la dieta mediterranea, oggi patrimonio mondiale dell’umanità. Credo che iniziative come questa servano a recuperare strategicamente i bisogni dell’umanità in fatto di alimentazione e di normalizzazione dei cicli di vita oltre a sottolineare l’importanza di un buon rapporto con la natura. Con l’agricoltura sociale si entra nell’alveo dell’integrazione sociale e, attraverso la pratica diretta dell’agricoltura, se ne favorisce l’integrazione. In tal senso – conclude Alaimo Di Loro – abbiamo cominciato un percorso che andava dalla semina al raccolto dimostrando come sia possibile produrre in maniera sostenibile rispettando i ritmi della natura”.

“La ‘due giorni’ – spiega Silvia Di Loro, Azienda Bio Di Loro – si è rivelata importante e costruttiva perché ha consentito, a chi ha investito la vita nel lavoro e non ha mai potuto godersi le gioie della campagna e del biologico, di affacciarsi a un mondo nuovo apprendendo tecniche mai utilizzate e con la possibilità di gioire dei piccoli piaceri della vita, della raccolta e dello stare insieme conoscendo i semi, i terreni, le temperature, … Conoscenze che possono essere trasferite alla vita quotidiana”. “Riscoprire i valori della sana alimentazione, della vita all’aria aperta, di ciò che hanno sostenuto sempre le generazioni che ci hanno preceduto, diventa un momento da valorizzare e incentivare e da trasmettere alle nuove generazioni – dichiara Giuseppe Lauricella – Noi dell’UniTre, nell’ambito della nostra offerta formativa, abbiamo sostenuto questa iniziativa perché riguarda la natura e così, nel tempo, abbiamo piantumato ortaggi e verdure che abbiamo visto nascere. Oggi siamo tornati per raccoglierne i frutti. C’è una grande soddisfazione da parte dei nostri soci perché vedono che oggi si continua a fare, seppur con criteri nuovi, ciò che si faceva una volta. La perpetuazione di valori provenienti dal passato che ci impegniamo a trasmettere alle nuove generazioni”.