Di Maio lascia i 5 stelle: ”Uno non vale l’altro”

Luigi Di Maio non solo lascia il Movimento 5 stelle, ma ne infrange le tavole sacre. Quei principi su cui si fondava la missione di Beppe Grillo, con il Movimento che nove anni fa entrava in Parlamento per aprirlo “come una scatoletta di tonno”. All’epoca, ad applaudire il fondatore, c’erano molti fra gli oltre cinquanta deputati e senatori riuniti in una saletta dell’Hotel Bernini di Roma, a spellarsi le mani per il ministro degli Esteri che apre un nuovo capitolo politico, “insieme per il futuro”, come la chiusa del suo discorso alla stampa in cui ha rinnegato una delle regole auree dei grillini: “Da oggi inizia un nuovo percorso. Per fare progredire l’Italia da Nord a Sud verso le sfide globali abbiamo bisogno di aggregare i migliori talenti e le migliori capacita’, perche’ uno non vale l’altro”. Mentre in platea qualcuno non trattiene un sussulto, Di Maio aggiunge: “Le esperienze, le capacita’ personali, devono rappresentare un valore aggiunto per le forze politiche”. D’altronde, e’ la sua tesi, uno dei fallimenti del M5s guidato da Giuseppe Conte e’ stato quello di non imparare dagli errori del passato (“molti li abbiamo fatti insieme”), di non saper fare il salto di maturita’.

La sua “operazione verita’” parte dalla “ambiguita’ in politica estera”, da quel “bivio” in cui lui e i suoi hanno deciso di stare “dalla parte giusta della storia”. Perche’, aggiunge, “picconare la stabilita’ del governo solo per ragioni legate alla crisi di consenso e’ da irresponsabili”. E non e’ casuale l’unica citazione del ministro, dedicata allo scomparso presidente del Parlamento europeo David Sassoli. Lo scontro sulla politica estera, pero’, e’ solo la partenza. In poco meno di venti minuti di discorso – senza possibilita’ di domande per la stampa – Di Maio passa in rassegna tutti i temi che in questi mesi hanno creato un subbuglio crescente nel Movimento, fino alla scissione. Quella che nasce “non sara’ una forza politica personale, non ci sara’ spazio per l’odio, populismo, sovranismo ed estremismi”, chiarisce facendo anche riferimento alle posizioni no vax. E ancora: “E’ finita l’epoca dell’ipocrisia, chi sta provando a proporre soluzioni semplici a problemi complessi si sta staccando dalla vita reale”.

Definendosi ‘draghiano’ e pronto a sostenere il governo, ora il leader ha una ‘squadra’ che conta 51 deputati e 11 senatori, da cui sotto i lampadari di cristallo riceve piu’ di una standing ovation. C’e’ la convinzione diffusa che i numeri in Parlamento aumenteranno dopo i ballottaggi, e proprio i sindaci saranno “i primi interlocutori” del progetto, “un’onda con al centro le esigenze territoriali”, per usare le parole del ministro. Il piano e’ scattato nella mattina in cui il governo doveva fronteggiare la sfida del M5s sulla risoluzione sull’Ucraina. E si e’ conclusa con risultati al di la’ delle attese. “Quella di oggi e’ una scelta sofferta – assicura Di Maio – che mai avrei immaginato di dover fare. Oggi io e tanti lasciamo il M5s che da domani non sara’ piu’ la prima forza politica del Paese”. I prossimi mesi diranno quanto vale la nuova creatura politica del ministro degli Esteri. (ANSA)