Erosione costiera, Ispra: il 94% dei comuni italiani è a rischio

Con differenti gradazioni di pericolosità, quasi il 94% dei Comuni italiani è a rischio di dissesto idrogeologico ed erosione costiera. Lo rileva l’ultimo rapporto 2021 dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che rispetto al 2017 segnala un incremento della superficie soggetta a frane (+4%) e alluvioni (+19%). Effetto della fragilità endemica del nostro territorio, ma anche del cambiamento climatico e della cementificazione progressiva, fatta anche di abusivismo edilizio. A questo riguardo, una quantificazione esatta degli edifici fuori legge è pressoché impossibile, proprio perché si tratta di un settore illegale che sfugge al censimento. Ma l’indicatore più attendibile, il Rapporto Bes (Benessere equo e sostenibilità) dell’Istat relativo al 2021, stima che le abitazioni abusive siano 15,1 ogni 100 autorizzate dai Comuni.

Si tratta di un indice approssimativo, che considera solo le nuove costruzioni e non il totale complessivo degli abusi realizzati negli ultimi decenni. Sulla dislocazione geografica, comunque, è il Sud a farla da padrone, con valori dell’indice compresi tra 35 e 40 case abusive ogni 100, mentre al Centro il livello resta poco sotto la media nazionale (13,8) e al Nord scende a 4,3. La Regione più interessata dal fenomeno è la Campania (48,8) seguita da Basilicata e Calabria (47,7) e dalla Sicilia (45,8). L’indice più basso è del Friuli Venezia Giulia e del Trentino Alto Adige (3,2), preceduti da Piemonte e Valle d’Aosta (4,1). In questo quadro si inseriscono i risultati modesti dell’amministrazione per contrastare l’illegalità. Secondo il report 2021 di Legambiente, basato sui dati che quasi duemila Comuni che hanno accettato di fornire, risulta che su oltre 57mila ordinanze di demolizione emesse tra il 2004 e il 2020, meno di 19mila ne sono state eseguite, pari a circa il 32%.

Il tasso scende al 17% nelle aree meridionali comprese tra Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Più distribuito sul territorio è invece il problema del dissesto idrogeologico, anche se i livelli di gravità sono tutt’altro che omogenei. Sul totale della superficie a rischio, le aree più pericolose sono il 18,4%, che ospitano 1,3 milioni di persone, 565mila edifici, 84mila imprese e oltre 12mila beni culturali. Ma se si considera solo il rischio di alluvioni, la popolazione esposta sale a 2,4 milioni di abitanti, con una concentrazione nel bacino dell’Emilia Romagna (oltre il 60% degli abitanti vive in zone di media pericolosità, a fronte dell’11% della media nazionale) e in alcune aree della Toscana, della Liguria e della Calabria. Il rischio elevato di frane interessa l’8,7% del territorio (in particolare Valle d’Aosta, Basilicata, Liguria, Abruzzo), e una popolazione di 1,3 milioni di abitanti. (ITALPRESS)