Botta e risposta tra le Ong e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dopo l’arrivo ad Ancona di Ocean Viking con 37 migranti a bordo. Ad animare la polemica proprio la scelta del porto, ritenuto troppo lontano rispetto ad altri più vicini, mentre il ministro accusa le navi umanitarie di costituire un fattore di attrazione per chi parte. La nave Ocean Viking è giunta il 10 gennaio ad Ancona con i suoi 37 migranti, ma non si arresta lo scontro tra le Ong e il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. “Ubbidiamo agli ordini, non rimarremo però silenziosi e inattivi”, fa sapere Medici senza frontiere, la cui nave Geo Barents è stata pure indirizzata al porto di Ancona. Piantedosi difende la linea dura e ribalta le accuse, ribadendo che le navi umanitarie rappresentano un ‘pull factor’, cioè un fattore d’attrazione per le partenze, e che sui rapporti tra Ong e trafficanti di uomini sono in corso inchieste giudiziarie. La presenza in mare delle navi delle organizzazioni, inoltre, potrebbe influire su un fenomeno che si sta riscontrando con sempre maggiore frequenza: la scarsa qualità delle barche che partono dall’Africa, “perché tanto poi ci vengono a prendere e questo favorisce le tragedie che poi succedono”, ha osservato Piantedosi. Ocean Viking e Geo Barents avevano chiesto un porto più vicino, ma non c’è stato nulla da fare. Msf, ‘ordini sono contro diritto marittimo internazionale’ “Come previsto, il tempo è gravemente peggiorato con venti da 40 nodi e onde fino a 6 metri, aggiungendo dolore ai 37 sopravvissuti che sono appena scampati alla morte. Il 95% soffre di mal di mare. Queste ulteriori sofferenze avrebbero potuto essere evitate con la designazione di un ‘place of safety’ più vicino in Italia”, ha riferito Sos Mediterranee.
L’Italia, ha puntualizzato da parte sua Msf, “ha rifiutato categoricamente le nostre richieste. Non abbiamo quindi altra scelta che obbedire e proseguire verso nord, verso Ancona. Aderire alle indicazioni delle autorità, però, non significa essere d’accordo. La nostra posizione rimane invariata: è inaccettabile mandarci ad Ancona mentre altri porti idonei sono molto più vicini, soprattutto in queste condizioni meteo.? Questo è contro il diritto marittimo internazionale e il miglior interesse dei sopravvissuti”. Opposta la visione di Piantedosi: “Noi ci siamo mossi assolutamente in linea con le norme internazionali. Non neghiamo la possibilità di salvare, ma cerchiamo di dare un quadro di regole. I salvataggi in mare e l’azione di controllo sul Mediterraneo la fa lo Stato con le sue strutture, Guardia di finanza e Guardia costiera”, ha sottolineato il ministro. “Abbiamo l’ambizione di gestire noi il fenomeno e non possiamo consentire a navi private che peraltro battono bandiere di Paesi esteri di sostituirsi allo Stato italiano, e poi c’è anche il ‘pull factor'”, ha aggiunto. Magi contro Piantedosi, ‘rilancia fake news sulle Ong’ In proposito il ministro riferisce della sua visita ad Agrigento il 9 gennaio: “Ho incontrato rappresentanti delle forze dell’ordine, delle strutture di salvataggio, della magistratura ed è stato registrato un abbassamento della qualità di produzione delle barche con cui partono i migranti”. Contesta Riccardo Magi, presidente del partito +Europa e parlamentare: “È incredibile che il ministro Piantedosi rilanci la vecchia fake news delle Ong come ‘pull factor’. Le più autorevoli ricerche hanno smentito categoricamente qualsiasi correlazione tra il numero di partenze dalle coste nordafricane e l’attività di salvataggio in mare compiuta dalle Ong che salvano un numero esiguo di persone rispetto agli arrivi nel nostro Paese. Così come è stata smentita ogni relazione tra la presenza delle Ong e la tipologia di imbarcazioni utilizzate”, ha spiegato. (ANSAmed)

