“Nell’estate del ’90 consegnammo cinque informative sulle connessioni fra politica e Mafia, poi sono stati negati, ma sono agli atti. Nel febbraio del ’91 il Ros deposito’ un’informativa base di Mafia e appalti. Nel ’93 c’era gia’ un abbozzo sul condizionamento degli appalti. Non c’erano realta’ definite, ma un’indagine avviata e pronta da sfruttare. Sono stati mandati due magistrati che meno c’entravano con quell’indagine. Una decisione scientifica”. Lo ha detto il generale Mario Mori (ex comandante del Ros) intervenendo al Senato alla presentazione del libro che ha scritto con Giuseppe De Donno, ‘L’altra verita”.
“Ci sono state una serie di circostanze, potrei farne un elenco, che ci hanno obbligato a ritirarci”, ha aggiunto. Per Mori, ancora, “da parte della Procura di Palermo c’e’ stato un approccio ben definito per ostacolare questo tipo di indagine, che esulava dai termini normali”, perche’ “allora si pensava solo a catturare i latitanti. Invece la vera Mafia, nella sua componente intellettuale – se cosi’ si puo’ dire – era quella che perseguivamo noi”, ha insistito. Al dibattito – organizzato dal capogruppo di Forza Italia, Maurizio Gasparri – ha partecipato anche l’ex magistrato della procura di Palermo Antonio Ingroia. “Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo, oggetto delle indagini di Giovanni Falcone, aveva sulle spalle una sentenza definitiva per partecipazione ad associazione mafiosa. Il suo atteggiamento era che lui aveva la sua verita’ che si articolava su tre punti per noi inaccettabili: uno, era innocente. Due, era vittima di un complotto politico giudiziario di cui il cervello era Andreotti e il braccio armato era Falcone. Tre, si attribuiva solo reati prescritti.
Non era uno stupido, ci ha regalato pezzetti di verita’, come sui delitti Dalla Chiesa e La Torre. Ma ci racconto’ un po’ di fuffa”. Michele Santoro, giornalista, ha sottolineato come dalle inchieste del passato si eredita “una situazione di assoluta ignoranza su come si e’ trasformata” la Mafia. “Dove sono finiti i suoi soldi? Messina Denaro e’ stato arrestato con duemila euro e un orologio al polso da 70mila euro. Dove stanno i soldi? Perche’ non li abbiamo trovati? Cosa e’ diventata Cosa Nostra? Si e’ sciolta? Non sappiamo piu’ niente, mentre continuiamo a parlare di architetti e ingegneri. Dobbiamo affondare l’analisi nei fatti”, ha affermato ancora. Maurizio Gasparri in un passaggio del suo intervento ha ricordato un incontro che ebbe con Paolo Borsellino nel settembre del 1990 a Siracusa a margine di un dibattito organizzato dai giovani della destra politica proprio su appalti e infiltrazione delle cosche. “Arrivo’ da solo con un’Alfetta marrone blindata dotata di un radiotelefono. Gli chiesi se non avesse paura e mi rispose: ‘Il giorno che mi vogliono ammazzare, mi ammazzeranno’. Sapeva gia’ di essere un bersaglio naturale, come lo sono stati altri. Non dobbiamo dimenticare quanti martiri ha avuto la magistratura”, ha aggiunto. (AGI)

