Sono solo sei le Regioni italiane che hanno registrato una media annua di concentrazione di particolato fine (Pm2,5) inferiore al valore limite di 10 µg/m3: Valle D’Aosta, Liguria, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. E’ quanto emerge dal primo Zero Pollution Dashboard della Commissione europea, cioè il primo Quadro di riferimento sull’inquinamento zero che mostra i progressi compiuti dalle regioni dell’Ue e da tutte le capitali per ottenere aria, acqua e suolo più puliti.
I dati si riferiscono all’anno 2020 e rivelano che a vantare i livelli più bassi di inquinamento sono 15 regioni nell’Ue: in Svezia (Övre Norrland, Norra Mellansverige, Östra Mellansverige, Småland med öarna, Västsverige), in Francia (Limousin, Aquitaine, Franche-Comté; Languedoc-Roussillon), in Austria (Tirol, Kärnten, Vorarlberg, Salzburg), in Finlandia (Lansi-Suomi) e in Germania (Gießen). Per quanto riguarda l’Italia, la Valle D’Aosta ha registrato una media annua di concentrazione di particolato fine (Pm2,5) del 10% inferiore al limite Ue, con una riduzione del 13,7% dal 2016; la Liguria dell’1,2%, con un calo del 18,8% dal 2016; la Basilicata del 2,6%, con una diminuzione del 6,9% dal 2016. Seguono la Calabria (3,8% sotto il limite Ue, -13,1% dal 2016), la Sicilia (0,3% sotto il limite Ue, -11,9% dal 2016), la Sardegna (11,1% sotto il limite Ue, -14,7% dal 2016).
Al lato opposto della classifica, il Veneto che – pur registrando un calo del 4,4% rispetto al 2016 – ha la maggiore concentrazione di Pm2,5, con il 56,65% in più rispetto al valore limite Ue. Seguono la Lombardia (55,45% in più, con una riduzione dell’8,8% dal 2016) e il Piemonte (43,43%, -6% dal 2016). Gli altri territori sopra la media annua dell’Ue sono la Provincia autonoma di Bolzano (+1,24% sopra il limite Ue), la Provincia autonoma di Trento (10,75% sopra), Friuli Venezia Giulia (17,14%), Emilia Romagna (32,77% sopra il limite Ue), Toscana (8,53%), Marche (6,18%), Umbria (9,26%), Lazio (19,31%), Campania (16,24%), Abruzzo (7,25%), Puglia (11,13%), Molise (2,9%).
Nella conferenza stampa di presentazione dei dati, la commissaria europea all’Ambiente, Jessika Roswall, ha ricordato che “l’inquinamento è la più grande minaccia ambientale per la salute umana” e che quello “atmosferico da solo causa circa 250 mila morti premature ogni anno”. Ma c’è una “buona notizia” ed è il fatto che “negli ultimi 30 anni, i decessi dovuti all’inquinamento atmosferico sono scesi da 1 milione a 250 mila, grazie a un’aria più pulita e alla riduzione del particolato” e “il quarto Clean Air Outlook conferma che siamo sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi di qualità dell’aria per il 2030, con quasi tutte le regioni dell’Ue migliorate dal 2016”.
L’obiettivo dello Zero Pollution Action Plan dell’Ue, cioè il Piano d’azione per l’inquinamento zero, per quanto riguarda la qualità dell’aria è di ridurre per il 2030 le morti premature legate all’inquinamento atmosferico del 55% rispetto al 2005. E, come confermato dalla Direttrice esecutiva dell’Agenzia europea all’Ambiente (Aea), Leena Ylä-Mononen, “il numero di morti premature correlate all’inquinamento atmosferico è diminuito – vediamo un calo del 45% sul valore di riferimento del 2005 – e siamo sulla buona strada per raggiungere e persino superare l’obiettivo del 2030”. Ma “ogni vita persa è una vita di troppo e occorre lavorare ancora”, ha precisato Roswall. Anche perché, come scrive l’Aea, “l’inquinamento atmosferico rimane il più grande rischio per la salute ambientale in Europa”. (GEA)
