“Nella provincia di Agrigento si conferma la coesistenza di cosa nostra e della stidda, due realtà mafiose storicamente radicate nel territorio. Cosa nostra agrigentina, basata su 7 mandamenti (nel cui ambito opererebbero 42 famiglie), ancorata alle tradizionali regole mafiose, continua a rivestire un ruolo di supremazia sul territorio, in connessione con le omologhe articolazioni mafiose catanesi, nissene, palermitane, trapanesi e di oltreoceano. Da segnalare nell’ambito della struttura organizzativa di cosa nostra agrigentina che recenti indagini hanno condotto alla ridenominazione del mandamento di Burgio in mandamento di Lucca Sicula e Ribera, in ragione della reggenza attuale del mandamento da parte del vertice della famiglia di Lucca Sicula e Ribera”. Così la Direzione investigativa antimafia in un passaggio della relazione semestrale presentata al Parlamento.
Cosa nostra e Stidda “rivitalizzano” i rapporti
“Il 4 ottobre 2024 – prosegue la relazione – la Dia ha eseguito un ordine di carcerazione nei confronti di un soggetto ritenuto affiliato a cosa nostra agrigentina destinatario nel 2019, unitamente ad altri 31 soggetti, di un provvedimento cautelare nell’ambito dell’operazione Kerkent, tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione mafiosa, partecipazione e concorso in associazione a delinquere finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso, detenzione abusiva di armi, sequestro di persona a scopo di estorsione aggravato, ed altro. Nel periodo in esame si è registrata la tendenza di esponenti storici e di nuovi soggetti appartenenti alla stidda a rivitalizzare i rapporti con cosa nostra. Il 9 luglio 2024, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza custodiale nei confronti di 3 soggetti, due dei quali ritenuti appartenere alla stidda, responsabili di estorsione aggravata dal metodo mafioso”.
I “paracchi” nell’area di Palma di Montechiaro
“Nell’area di Palma di Montechiaro – prosegue la relazione della Dia – risulterebbero attivi alcuni gruppi organizzati su base familiare, denominati paracchi, che operano autonomamente rispetto a cosa nostra e alle consorterie stiddare. Proprio in quest’area a seguito di un’attività d’indagine, scaturita dalla faida tra due gruppi contrapposti di paracchi di Palma di Montechiaro, dediti a reati contro la persona ed il patrimonio, il 20 aprile 2024 è stato tratto in arresto dai Carabinieri l’esecutore materiale di un omicidio avvenuto il 31 ottobre 2022 nel comune di Licata”.
Le infiltrazioni della mafia negli appalti pubblici
“Le attività di indagine svolte nel passato e nel periodo in esame – si legge nella relazione della Dia – hanno consentito di confermare una particolare attenzione di cosa nostra per il settore degli appalti pubblici e per la filiera dei relativi affidamenti, disvelando come le infiltrazioni mafiose nel sistema imprenditoriale (tra cui edilizia, attività di movimento terra, guardianie dei cantieri, trasferimento in discarica di materiali) sia realizzata anche attraverso il condizionamento della pubblica amministrazione. Al riguardo l’8 marzo 2024, i Carabinieri, nell’ambito dell’operazione Feudo, eseguita nei comuni di Burgio, Lucca Sicula, Villafranca Sicula, Mazzarino (Caltanissetta) e Marina di Gioiosa Jonica (Reggio Calabria), hanno tratto in arre sto 7 soggetti, ritenuti appartenenti alle famiglie di Ribera, di Lucca Sicula, di Burgio e di Villafranca Sicula, responsabili, di associazione per delinquere di tipo mafioso, finalizzata ad acquisire in modo diretto o indiretto la gestione di appalti o servizi pubblici. L’attività investigativa ha permesso di ricostruire i tentativi di infiltrazione da parte di cosa nostra nella gestione di una serie di appalti di lavori pubblici, nonché l’interferenza operata dalla famiglia di Burgio in occasione delle consultazioni elettorali del 2022. Nell’operazione sono inoltre emerse convergenze di interessi tra esponenti delle famiglie di cosa nostra agrigentina con esponenti di cosa nostra di Palermo”.
Guerra per la leadership mafiosa a Sciacca
“L’11 luglio 2024, a Sciacca, la Guardia di finanza – si legge nella relazione della Dia – ha eseguito due ordinanze custodiali nei confronti di 7 persone ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione e illecita concorrenza, scambio elettorale ed altro, aggravate dalla finalità di agevolare cosa nostra. Nel corso delle indagini sarebbero emerse dinamiche criminali di accesa competizione per la conquista della leadership all’interno della famiglia di Sciacca a seguito del decesso dell’anziano capo famiglia a cui subentrava uno storico uomo d’onore, organico all’articolazione di cosa nostra saccense. Le investigazioni hanno evidenziato la capacità di infiltrazione del sodalizio criminale nell’economia legale, con particolare riferimento ai settori delle costruzioni e del movimento terra, connessi alla realizzazione di opere pubbliche ricadenti nel territorio di influenza dell’articolazione mafiosa, attuato anche ricorrendo a condotte estorsive, di illecita concorrenza con minaccia o vio lenza e di usura in danno di imprenditori estranei alla cerchia fiduciaria del nuovo reggente della famiglia mafiosa. Il 24 luglio 2024, la Guardia di finanza, nell’ambito dell’operazione Il tesoro ha eseguito la misura interdittiva del divieto di esercita re attività imprenditoriali e/o professionali nei confronti di 7 soggetti, tutti estranei a contesti mafiosi, indagati a vario titolo di associa zione per delinquere, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio, corruzione e tentata truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Contestualmente, è stata data esecuzione al sequestro preventivo di disponibilità finanziarie e di 3 società operanti nel settore immobiliare, per un valore di circa 30 milioni di euro”.
I clan del Belìce nel settore dell’economia agro pastorale
“Ulteriori attività di contrasto hanno consentito di confermare un marcato interesse da parte di cosa nostra nel settore dell’economia agro pastorale. Il 4 giugno 2024, la Polizia di Stato nei territori dei comuni di Agrigento, Santa Margherita di Belice, Montevago e Sambuca di Sicilia ha dato esecuzione ad un’ordinanza custodiale1181 nei confronti di 5 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di estorsione aggravata dal metodo mafioso, violenza privata ed illecita concorrenza con minaccia. Il procedimento trae origine da un’attività investigati va svolta sul territorio della Valle del Belìce, ed in particolare sul mandamento mafioso di Santa Margherita di Belìce, e nei comuni agrigentini di Santa Margherita di Belìce, Sciacca, Montevago e Menfi. Le indagini hanno consentito di acclarare l’accaparramento dei fondi agricoli da parte di soggetti appartenenti della famiglia di Santa Margherita di Belìce che, mediante la forza intimidatoria, impedivano ad altri allevatori anche provenienti da altri territori di usufruire dei fondi, abusivamente acquisiti, o li costringevano a concedere loro apprezzamenti di terreno”.
Fiorente il traffico di droga d Cosa nostra agrigentina
“Si conferma il coinvolgimento di cosa nostra agrigentina nel traffico di droga. Il 17 di cembre 2024, in provincia di Agrigento, i Carabinieri hanno dato esecuzione al provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 23 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, porto illegale di armi ed altro. In particolare, l’operazione ha scoperto le attività criminali delle famiglie di Porto Empedocle e Agrigento che riguardavano oltre al traffico di droga, tramite un soggetto belga che con il ruolo di fornitore importava lo stupefacente dal Belgio all’Italia, anche le estorsioni nei confronti di imprese aggiudicatarie di appalti pubblici per l’imposizione delle assunzioni di persone di propria fiducia, danneggiamenti seguiti da incendio di mezzi di proprietà di imprese edili operanti nel territorio, nonché atti intimidatori realizzati anche mediante l’utilizzo di armi. Anche nel periodo attenzionato si sono registrati eventi di presumbibile natura intimidatoria nonché alcuni reati contro la persona”.
Intimidazioni a imprese e amministratori
“Il 20 gennaio 2024, a Licata all’interno di uno stabilimento di raccolta dei rifiuti, si è verificato un incendio; il 1 6 aprile 2024 , a Palma di Montechiaro sono state rivenute davanti all’ingresso dello studio medico di un amministratore del coniuge di un amministratore locale una croce con 8 cartucce; l’11 luglio 2024, all’amministratore pro tempore del comune di Calamonaci è stata recapitata una lettera dal contenuto minatorio. Il 23 luglio 2024, a Ribera, un incendio ha interessato parzialmente un’autovettura di un funzionario del consorzio di bonifica agrigentino. Il 31 luglio 2024, a Favara, presso l’ufficio del cimitero comunale sono state rinvenute 2 carticce e una bottiglia in plastica contenente benzina. Il 3 settembre 2024, a Cattolica Eraclea, ignoti hanno esploso colpi d’arma da fuoco contro il portone dell’impianto della società di servizio idrico. Il 18 settembre 2024, in Favara, il responsabile dell’area urbanistica di quel comune ha rinvenuto sulla parete del corridoio dell’immobile comunale una scritta verosimilmente intimidatoria. Il 6 ottobre 2024, in Camastra, il sindaco pro tempore ha ricevuto due missive anonime dal contenuto minatorio. L’8 ottobre 2024, in Canicattì, l’autovettura di un direttore di una filiale di banca è stata incendiata. L’11 ottobre 2024, nel cimitero di Raffadali, è stata danneggiata la lapide di sepoltura di un defunto mafioso”.
Interdittive antimafia e beni sequestrati
“L’azione di contrasto alle consorteria mafiose è proseguita nel periodo di riferimento non solo con le attività repressive e preventive giudiziaria su menzionate ma anche sul fronte della prevenzione amministrative che ha permesso al Prefetto di Agrigento do emettere 25 provvedimenti interdittivi nei congronti di società operanti per lo più nei settori edile, del trasporto merci su strada, del commercio al dettaglio o all’ingrosso di materiale da costruzione, dell’agricoltura (allevamento di animali, coltivazioni), in relazione ai quali, approfonditi accertamenti hanno consentito di rilevare elementi di contiguità nonché sintimatici elementi di condizionamento mafioso con talune consorterie riconducibili alla famiglia di Canicattì, alla famiglia di Santa Elisabetta, alla famiglia di Sciacca, alla famiglia di Lucca Sicula, alla famiglia, di Agrigento, alla famiglia di Favara, alla famiglia di Licata nonché alla stidda, operante a Palma di Montechiaro. Nell’ambito dell’attività di apprensione dei patrimoni illeciti, il 24 maggio 2024 la Dia ha dato esecuzione al sequestro di due porzioni immobiliare, per un valore complessivo di 100mila euro, nei confronti di un soggetto ritenuto organico alla famiglia mafiosa di Favara”.

