Il barchino di 12 metri, di metallo arrugginito assemblato alla meno peggio, non ha retto alle onde. Neanche mezz’ora dopo aver preso il largo, in area Sar tra la Tunisia e Malta, è affondato. In mare sono finiti tutti i migranti – circa 95 secondo le testimonianze dei superstiti – che erano stipati a bordo. Ad accorgersi del naufragio, a 45 miglia a Sud di Lampedusa, è stato l’equipaggio di un peschereccio tunisino che è andato subito in soccorso dei naufraghi. Uomini, donne e bambini sono stati ripescati poco alla volta. Cinque o sei sarebbero però scomparsi fra i flutti, mentre una donna di 32 anni è stata issata a bordo quando ormai non respirava più: è annegata, mentre i pescatori tentavano di salvare tutte le persone annaspavano in acqua.
Gli 87 superstiti, tra i quali 23 donne e 10 minorenni, hanno dichiarato di essere originari di Camerun, Costa d’Avorio, Guinea, Guinea Konakry, Mali, Senegal e Sudan. Tutti sono stati trasbordati su una motovedetta della guardia costiera che li ha poi sbarcati al molo Favarolo di Lampedusa. Ai militari hanno riferito di essere partiti poco prima del naufragio da La Louza, in Tunisia, con l’imbarcazione in ferro, pagando da mille a 2 mila dinari a testa. Le traversate dalla Tunisia, dopo diversi mesi di stop, sono riprese da un paio di settimane: sono pochi però i natanti, in media uno al giorno, soccorsi dalle motovedette. Per le traversate, come avviene ormai da tre anni, vengono però utilizzati barchini in ferro che, sia per le modalità di costruzione che per il gran carico di persone, non riescono, specie in caso di mare agitato, a garantire condizioni minime di sicurezza. “Bare galleggianti” sono state soprannominate, negli anni passati, in Procura ad Agrigento.
Gli 87 sopravvissuti, tutti sotto choc, ma in buone condizioni di salute, sono stati trasferiti all’hotspot di contrada Imbriacola dove i poliziotti della squadra mobile della questura di Agrigento e gli operatori della Croce Rossa, che si occupa della gestione della struttura di primissima accoglienza, hanno iniziato subito a sentirli per fare chiarezza sul numero di dispersi. Il cadavere della giovane donna è stato invece portato alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana dove è stata sottoposta all’ispezione cadaverica. Intanto non si fermano, nonostante le condizioni del mare negli ultimi quattro giorni siano state proibitive, i viaggi dalla Libia.
Due i natanti, con a bordo rispettivamente 78 e 44 sedicenti ivoriani, ghanesi, guineani, nigeriani, bengalesi, egiziani, pakistani e sudanesi, soccorsi dalle motovedette di Capitaneria e guardia di finanza. I primi, fra cui 14 donne e 5 minori, erano a bordo di un gommone partito venerdì sera, pagando 1.500 euro a testa, da Gasr Garabulli. Gli altri 44 hanno invece raccontato d’essere salpati, durante la notte, da Zuwara con un’imbarcazione in vetroresina di 12 metri, sborsando 6 mila dollari a testa. Tutti sono stati portati all’hotspot che da sabato era “campo zero”, ossia completamente vuoto. Adesso ci sono invece 209 ospiti che al momento non saranno trasferiti sulla terra ferma. (ANSA)
