La Rete Sicilia Pulita, che riunisce oltre 30 sigle tra associazioni, partiti e sindacati, e’ intervenuta davanti alla Corte dei conti per sottolineare le “criticita’” legate ai progetti dei termovalorizzatori annunciati dalla Regione Siciliana. Gli ambientalisti hanno sostenuto che parte dei rifiuti, una volta trattata e trasformata in CSS (Combustibile Solido Secondario), perde la natura di rifiuto urbano e entra nel libero mercato. Questo significa, hanno spiegato, che non puo’ piu’ essere obbligatoriamente conferita agli impianti regionali, ma puo’ essere ceduta a cementifici o altri operatori industriali a costi inferiori rispetto a quelli richiesti dagli inceneritori. Di conseguenza, la scelta di alimentare i termovalorizzatori principalmente con CSS “si traduce in una scelta economicamente svantaggiosa, con costi aggiuntivi per i cittadini siciliani”.
I due impianti previsti, inoltre, risultano “sovradimensionati rispetto al fabbisogno reale della Sicilia”. Secondo i dati ufficiali sulla raccolta differenziata e le proiezioni dei rifiuti residui – spiuega la Rete – la capacita’ progettata supera di gran lunga le necessita’ effettive del territorio. Questo comporta “il rischio concreto di dover importare rifiuti da altre regioni, con conseguenti ulteriori costi e impatti ambientali”. Infine, la Rete Sicilia Pulita ha ribadito ai giudici della Corte dei conti come “la costruzione e la gestione di tali impianti rappresentino una spesa pubblica ingiustificata, che non risolve i problemi della gestione dei rifiuti ma rischia di aggravare l’onere economico sulle famiglie siciliane. La vera alternativa, secondo la Rete, e’ puntare su riduzione, riuso, riciclo e impianti coerenti con i principi dell’economia circolare, per una Sicilia piu’ efficiente e pulita”. (AGI)

