Il “Metodo Cuffaro”. E’ quello di cui parla esplicitamente la procura di Palermo nella sua richiesta d’arresto, nell’ambito di una vasta inchiesta su corruzione e appalti pilotati che coinvolge politici, manager della sanita’, dirigenti regionali e imprenditori. Il ‘cuffarismo’ non sarebbe mai morto. Una “strategia infiltrativa” attraverso cui l’ex presidente della Regione siciliana “era in grado di condizionare l’indirizzo politico amministrativo, l’azione di governo e, piu’ in generale, l’espletamento delle pubbliche funzioni dell’amministrazione regionale, nei plessi piu’ strategici dei servizi di interesse pubblico da questa erogati”. In relazione a questo metodo e a questa capacita’ pervasiva, l’ex governatore avrebbe manifestato la possibilita’ concreta di ricandidarsi alla carica di presidente della Regione secondo quanto dichiarato a un suo fedelissimo. E farlo gia’ in occasione della prossima tornata elettorale del 2027. Lo avrebbe confidato al suo collaboratore e autista Vito Raso. Cosi’, nel frattempo, continuava a rafforzare la sua rete e la sua Dc. Lo schema operativo ricorrente in pressoche’ tutte le dinamiche analizzate, spiegano i magistrati, si basava sull’intervento di Salvatore Cuffaro “volto a perorare la causa di pubblici funzionari – gia’ collocati in incarichi pubblici di rilievo, o comunque papabili candidati per ricoprirli – con il precipuo scopo di sostenerne le piu’ o meno legittime ambizioni di carriera, agendo presso gli interlocutori politici su cui l’ascendente dell’ex governatore della Regione potesse esercitare un qualche effetto”.
Nelle aspettative di Cuffaro (“in piu’ occasioni concretizzatesi, stando a quanto accertato nelle indagini”), cio’ avrebbe ingenerato nel dirigente regionale di turno “un debito di riconoscenza nei suoi riguardi, da utilizzare per piegare le determinazioni del pubblico ufficiale oramai fidelizzato al suo volere, e appropriarsi di fatto della gestione di importanti enti pubblici”. Guadagnare un’influenza di questo genere avrebbe permesso leader della Nuova Dc, scrive la procura palermitana, di “condizionare le gare, i concorsi e, in generale, le procedure amministrative rientranti nella competenza dei predetti enti pubblici nel senso da lui ritenuto piu’ conveniente, potere da offrire a gruppi imprenditoriali, esponenti politici e potenziali elettori, in cambio di ulteriori vantaggi, identificabili in promesse di assunzioni, di sub-appalti concessi a imprese compiacenti o, anche piu’ semplicemente, promesse di voti per la Nuova Democrazia cristiana”. Individuare e specificare il “metodo” con cui agiva Cuffaro, a giudizio dei magistrati, “pone le basi necessarie per comprendere gli elementi costitutivi dell’ipotizzata associazione a delinquere di cui era a capo”. Una prassi che sarebbe stato evidente nel caso del Consorzio di Bonifica nord-occidentale, cosi’ come nel settore della sanita’, in relazione alle nomine dei direttori generali, amministrativi e sanitari delle Aziende sanitarie siciliane, per cui Cuffaro “ha cominciato a pianificare le piu’ opportune strategie per assicurarsi la nomina di almeno tre soggetti a lui fedeli”. L’essersi garantita la nomina all’Asp di Siracusa, ad esempio, “gli ha permesso poi di sfruttare l’influenza guadagnata presso il dirigente sanitario per far aggiudicare dall’Azienda sanitaria la gara ponte ausiliariato in cambio di sub-appalti e assunzioni”.
Si sarebbe vista dispiegare la medesima dinamica “con riguardo alla nomina al “Villa Sofia Cervello”, per cui Cuffaro “si e’ speso con ancor maggior convinzione arrivando a minacciare i suoi interlocutori politici di ‘far saltare il banco’ ove non si fosse trovata un’intesa sulla nomina”. Il naturale corollario di “tanta determinazione” e’ stato quello di “poter poi vantare un’influenza tale da condizionare agevolmente il concorso per la stabilizzazione degli Oss prima impartendo indicazioni per far nominare come presidente di commissione di concorso un soggetto compiacente, e poi fornendo i nominativi dei candidati da agevolare nel superamento delle prove”. E la “fedelta’ dei pubblici funzionari” e’ stata, in questi frangenti, spiegano i pm, “rinfocolata dalla promessa di ulteriori utilita’, consistenti nella riconferma dell’incarico gia’ ricoperto o nella garanzia di futuri incarichi di maggior prestigio”. Insomma, il “Metodo Cuffaro”, costituisce “la struttura portante di un’associazione a delinquere dedita al condizionamento dell’azione amministrativa regionale”.
L’ex presidente, “attraverso mezzi, luoghi, strutture e il gia’ descritto modus operandi ripetuto e collaudato – sfruttando cointeressenze e contiguita’ con imprenditori e pubblici funzionari, era al vertice di un sodalizio che pilotava l’assegnazione di gare pubbliche, appalti e comunque procedure amministrative a soggetti vicini e/o compiacenti”. Un condizionamento che avrebbe avuto “quale scopo finale alimentare le capacita’ operative e il consenso elettorale” della sua Nuova Democrazia cristiana. Con il sistema delineato gli indagati “agivano per rafforzare le potenzialita’ del partito, individuando come strategia principale quella di condizionare l’andamento di appalti pubblici, e piu’ in generale di procedure amministrative, tramite pubblici funzionari fidelizzati”, operativi nei consorzi di bonifica e nella sanita’ pubblica, soprattutto nella citta’ di Palermo, nella citta’ di Siracusa, ma anche nella citta’ di Enna”. Tutti elementi che proverebbero “l’accertata sussistenza di un’organizzazione connotata da un vincolo stabile, diretta alla realizzazione di un indeterminato programma criminoso, per la commissione di delitti per lo piu’ contro la pubblica amministrazione, mediante lo sfruttamento dell’ascendente politico dell’ex governatore e delle entrature da questi vantate nei settori della politica, della sanita’ e, in generale, presso gli uffici pubblici regionali”. (AGI)

