Attacco armato in carcere contro il clan Rizzuto. Sabato scorso, una raffica di colpi d’arma da fuoco è stata esplosa contro il cortile del carcere di Rivière des Prairies, dove si trovavano alcuni dei più influenti esponenti della mafia italo-canadese, tra cui Leonardo Rizzuto, originario di Cattolica Eraclea e figlio del defunto padrino Vito Rizzuto. Lo riporta Le Journal de Montréal.
Secondo le prime ricostruzioni, almeno quindici proiettili sarebbero stati sparati a pochi metri dai detenuti, costringendoli a cercare riparo. L’allarme è scattato immediatamente e, nella tarda serata di domenica, le autorità hanno disposto il trasferimento d’urgenza di Rizzuto e di altri dodici detenuti al carcere di Bordeaux, ritenuto più sicuro. Nessuno è rimasto ferito, ma l’episodio ha sollevato forti dubbi sulla sicurezza delle strutture penitenziarie e sulle reali motivazioni dell’agguato. Le indagini, ancora in corso, indicano che i colpi sarebbero stati esplosi con un fucile semiautomatico AR-15, ritrovato poco dopo in un’area boschiva vicina. Gli inquirenti non escludono un attentato organizzato da gruppi rivali, ma prendono in considerazione anche l’ipotesi di una messinscena orchestrata dagli stessi detenuti per ottenere un trasferimento.

Tra i presenti nel cortile figuravano anche Vito Salvaggio, anche lui di Cattolica Eraclea, Davide Barberio, in attesa di processo per omicidio, e il membro degli Hells Angels Jean-Richard Larivière, tutti arrestati nell’ambito dell’inchiesta “Alliance”, resa possibile dalle rivelazioni del pentito Frédérick Silva. L’attacco, senza precedenti, ha riacceso i riflettori sull’instabilità del panorama criminale di Montréal, dove le alleanze tra clan mafiosi e bande motociclistiche restano fragili e spesso sfociano in violente ritorsioni. Le autorità canadesi hanno rafforzato la sicurezza attorno ai principali istituti penitenziari, mentre proseguono le indagini per chiarire se si sia trattato di un vero tentativo di omicidio o di una strategia per manipolare il sistema carcerario.
