
Il medico riberese Nenè Mangiacavallo, già sottosegretario di Stato nei governi D’Alema e Amato, ha reagito con durezza alla revoca della sua nomina a presidente del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Universitario di Agrigento. La decisione della Giunta regionale siciliana, arrivata prima ancora del suo insediamento, ha scatenato un acceso dibattito politico e istituzionale. In un video diffuso sui social, Mangiacavallo ha parlato di “teatro dell’assurdo” e di “bullismo geriatrico”, denunciando un’operazione di potere che definisce “imbarazzante, se non ignobile”.
Secondo la sua ricostruzione, il decreto di nomina del 2 dicembre era stato regolarmente approvato dopo un iter complesso, culminato con la firma dell’assessore regionale all’Istruzione Mimmo Turano. Tuttavia, la mancata convocazione dell’assemblea dei soci del Consorzio, dove il Comune di Agrigento detiene la maggioranza delle quote, avrebbe impedito l’effettivo insediamento. Dopo un primo rinvio, la seconda convocazione prevista per il 14 gennaio è stata annullata “sine die”, preludio alla revoca definitiva.
Mangiacavallo ha definito l’atto “dispotico, da basso impero”, sostenendo che la revoca non risponde a motivazioni gravi ma a “basse opportunità politiche”. Ha inoltre denunciato pressioni e manovre per impedirgli di assumere la guida del Consorzio: “È stato chiesto il mio scalpo”.
