“Era il 6 febbraio quando scrivevo: il tempo è scaduto. E così appare. Chi lo ha fatto scadere si deve assumere la responsabilità di motivarlo ad Agrigento, e agli agrigentini che avevano visto nella costruzione di un’Area Progressista la strada per invertire lo stato delle cose in una città che dal coma appare destinata alla tumulazione”. Lo scrive Nuccio Dispenza, giornalista, che all’inizio dell’estate dello scorso anno era stato individuato dall’area progressista cittadina come sintesi di un progetto unitario per opporsi al declino irreversibile della città e ai piani della destra. Una destra che appare la peggiore dell’Isola, sicuramente una delle peggiori con le quali deve fare i conti il Paese.
Una destra che, anziché cospargersi il capo di cenere per i danni e per i guasti arrecati alla città; per il ridicolo che le ha procurato; é una destra che torna a tessere trame di potere fondate sul clientelismo e sulla più bieca logica di appartenenza a questa e a quella “famiglia politica”. Una destra – aggiunge Dispenza – che ancora una volta pensa di poter contare sulla muta sottomissione della città a progetti che rincorrono logiche che sono nemiche del futuro, contro i giovani che vorrebbero restare o tornare; una destra che contribuirà a devastare ulteriormente il territorio, che sicuramente farà qualcuno ancora più ricco, ma coi soldi pubblici, mettendo ancora una volta alla porta trasparenza e legalità”.
“Rispetto a quanto si profila per Agrigento, si chiedeva il meglio alle forze che sulla carta dovrebbero opporsi a questa deriva – prosegue Dispenza – si chiedeva l’unità che ha guidato i primi passi dell’Area Progressista, il suo lavoro nella redazione di un programma di governo e alternativo, di respiro e coraggioso, libero da condizionamenti, capace di coinvolgere le agrigentine e gli agrigentini, senza pregiudizi, senza recinti; cittadine e cittadini indignati, accomunati dal desiderio di legalità, dalla volontà di liberare il proprio voto e partecipare alla costruzione di un’altra Agrigento”.
“Queste forze politiche – scrive Dispenza – non sembrano aver capito il messaggio della città, attardate da rituali, logiche e tempi incomprensibili alle agrigentine e agli agrigentini; logiche e tempi che sembrano guardare più a Palermo che ad Agrigento; logiche che hanno logorato lo spirito iniziale, provato a fiaccare disponibilità e impegno civile, ancor prima che politico. Di fatto – aggiunge – si è favorito chi lavora per la continuità dell’osceno, chi ha come unica preoccupazione la conservazione del proprio spazio, chi insegue una soluzione personale, rivalse o la ricostituzione di una carriera politica interrotta”.
“Il tempo è davvero scaduto – conclude Dispenza – a chi lo ha fatto scadere spetta il compito di darne conto alla “meglio Agrigento” della quale in questi mesi abbiamo sentito la voce. E ‘la democrazia. A questa Agrigento, un messaggio, prendendo a prestito una canzone di Tenco che tanto amo. Dice: “Vedrai, vedrai/ Vedrai che cambierà/ Forse non sarà domani/ Ma un bel giorno cambierà”

