Il Segretario Provinciale della CGIL di Agrigento, Alfonso Buscemi, in una nota, eprime ”il proprio più sentito ringraziamento a tutte le cittadine e i cittadini che, con il loro voto contrario al referendum sulla giustizia, hanno contribuito a difendere i principi fondamentali della Costituzione. Il risultato referendario rappresenta un segnale chiaro perché non era questo lo strumento per affrontare e risolvere i reali problemi della giustizia nel nostro Paese. Al contrario, è apparsa evidente la volontà del Governo di intervenire in modo invasivo su un sistema delicato come quello dell’autoregolamentazione della magistratura, senza un adeguato confronto democratico.
Anche il territorio agrigentino ha respinto con decisione la proposta del Governo, con una maggioranza che supera il 60%, e con il NO prevalente nella quasi totalità dei comuni della provincia. Un dato significativo che conferma la consapevolezza e la partecipazione attiva delle comunità locali nella difesa dei valori costituzionali. Un sentito ringraziamento va inoltre alle magistrate e ai magistrati che hanno voluto esporsi pubblicamente per difendere la Costituzione e le proprie idee, subendo per questo volgari e ingiustificati attacchi. A una magistratura che, con senso dello Stato, contribuisce ogni giorno a garantire la libertà nel nostro Paese, anche attraverso importanti rinunce personali, e che ha pagato nel tempo un tributo di sangue inaccettabile per una democrazia.
Particolarmente significativo è stato anche il voto dei giovani, che in modo massiccio si sono espressi per il NO. Un segnale evidente della loro preoccupazione per un futuro sempre più incerto, segnato dalla precarietà e dalla mancanza di prospettive stabili.
Un ringraziamento particolare va a tutte le associazioni e ai partiti progressisti che, insieme alla CGIL, hanno condotto una campagna referendaria seria e approfondita, entrando nel merito delle questioni e denunciando con forza l’arroganza del Governo Meloni. Un atteggiamento che ha tentato di imporre scelte senza un reale dibattito parlamentare, escludendo di fatto non solo le forze di opposizione, ma anche componenti della stessa maggioranza dalla possibilità di contribuire alla costruzione di una proposta condivisa.
Adesso è necessario tornare a discutere dei veri problemi delle italiane e degli italiani: le morti sul lavoro che continuano a verificarsi ogni giorno, l’aumento delle disuguaglianze sociali, la povertà sempre più diffusa e l’impossibilità, per molti, di condurre una vita dignitosa anche avendo un reddito da lavoro. Su questi temi è urgente aprire un confronto serio e responsabile, che metta al centro la dignità delle persone e il futuro del Paese. A partire proprio dai giovani e dal lavoro: è indispensabile costruire politiche che garantiscano occupazione stabile, diritti, sicurezza e prospettive reali di crescita, contrastando la precarietà e restituendo fiducia alle nuove generazioni. Senza lavoro dignitoso non c’è futuro, né per i giovani né per il Paese. Se davvero il Governo intende migliorare il funzionamento della giustizia, è necessario intervenire con investimenti concreti con la digitalizzazione degli uffici giudiziari il rafforzamento degli organici, a partire dai 12 mila lavoratori che già operano nel sistema e che rischiano, a partire da giugno, di essere lasciati a casa, aggravando ulteriormente le criticità esistenti”.

