
PALERMO (ITALPRESS) – “Preferisco sorridere sarcasticamente di fronte all’ultimo sondaggio di Swg. Non sono mai impazzito per i sondaggi in un senso o nell’altro, ma mi viene da sorridere pensando che a luglio scorso il sondaggio del Sole 24 Ore mi dava al 59% di consensi, come governatore che aveva guadagnato più punti di tutti dal voto elettorale: ognuno rimane della propria idea”. Lo sottolinea il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, a margine del convegno ‘Vita spericolata dell’Autonomia siciliana: zavorra o strumento di sviluppo?’, a Palazzo Steri a Palermo.
“Probabilmente c’è qualcosa sotto – prosegue Schifani, – Non voglio far polemica con Swg, però è chiaro che i conti non tornano: preferisco fidarmi dell’autorevolezza di chi fa questi rilevamenti una volta l’anno e che in questi anni è stato costante. Si è scatenata un’operazione mediatica su un quotidiano, che mi dà per logorato: non mi lascio logorare né intimidire da nessuno, vado avanti per la mia strada. Se questa Regione, che io ho risanato e gode di grandi risorse finanziarie, fa gola a interessi anomali vado avanti serenamente: non mi lascio distrarre da tentativi di delegittimazione. La mia storia parla chiaro: ho svolto i miei ruoli istituzionali con responsabilità, non saranno certo mezzucci a intimidirmi: vado avanti nella realizzazione del programma e dei termovalorizzatori, che non a tutti piacciono ma rappresentano un impegno nei confronti dei siciliani che hanno diritto ad avere una vita più ecosostenibile e igienicamente corretta”.
“BISOGNA VALORIZZARE L’AUTONOMIA, MA CON DIGNITA’”
“Ormai si va verso un appiattimento degli statuti e delle autonomie regionali: oggi le regioni a statuto ordinario hanno più potere rispetto al passato, quindi si è assistito quasi a un livellamento delle potestà legislative; in questa direzione va anche la riforma federale, approvata anche con la sinistra al governo. È inutile parlare di occasioni mancate, dobbiamo guardare avanti – aggiunge Schifani -. È certo che l’autonomia finanziaria come la disegnarono i nostri costituenti non esiste più, perché alcune norme statali ritenute di interesse strategico hanno sottratto alla Sicilia la possibilità di incassare quelle risorse, però dobbiamo guardare avanti ed essere fieri di quanto fatto dai nostri padri costituenti. Bisogna valorizzare l’autonomia, ma con dignità: oggi sono orgoglioso di rappresentare una Regione che non si presenta più a Roma con il cappello in mano e viene apprezzata per quello che sta facendo, per le risorse che ha reperito, per i conti in ordine, per l’aumento dell’occupazione”, conclude.
“LA SQUADRA DEL GOVERNO NON CAMBIA, ANDREMO A SCADENZA NATURALE”
“Credo che la maggioranza ci sia: tutto quello che è successo è dovuto secondo me al momento pre-elettorale, che ha determinato alcune assenze, e ad alcune tensioni interne alla maggioranza per divisioni sul territorio. È evidente che alla ripresa post elettorale cercherò di registrare un attimo la tenuta della maggioranza – continua Schifani -. Occorre chiarirsi al proprio interno, ci attendono appuntamenti importanti come la variazione del bilancio di luglio e una possente manovra finanziaria di fine anno: non possiamo che presentarci in maniera coesa, perché i siciliani si attendono che alcuni miliardi di cui la Regione gode grazie all’azione di risanamento che il sottoscritto e il suo governo hanno posto in essere vengano utilizzati per gli interessi comuni dei cittadini, ovvero il miglioramento dei servizi e della qualità della vita; sarà poi il parlamento ad approvare le norme, non credo che la maggioranza si sottrarrà da quest’impegno. Con la maggioranza servirà una registrazione delle presenze, cosa che faremo con i segretari regionali e i capigruppo: la squadra di governo rimane questa fino al voto, che avverrà nell’autunno dell’anno prossimo”.
“L’INEFFICIENZA NON E’ IN ISTITUTO AUTONOMISTICO, MA NELL’USO DISTORTO
“Lo Statuto è la nostra Carta fondamentale e giunse dopo un lungo percorso di rivendicazione dell’autonomia del popolo siciliano. La sua genesi vide concorrere alla stesura esponenti della politica, del sindacato, dell’Università, delle imprese – continua Schifani, – Un testo al quale concorse quindi la società politica e civile siciliana, ancorché gli esponenti che lo scrissero fossero stati nominati e non eletti popolo siciliano; da qui la critica di chi ritiene che lo Statuto sia stato un’operazione elitaria. La migliore smentita furono gli esiti delle prime elezioni regionali, che si svolsero il 20 aprile 1947: votarono oltre due milioni di siciliani e la partecipazione sfiorò l’80%. Il 25 maggio 1947 si insedio l’Assemblea regionale siciliana, la prima assemblea legislativa regionale d’Italia in attuazione dello Statuto e della Costituzione appena entrata in vigore: dopo cinque giorni fu eletto il primo governo Alessi, sancendo l’avvio dell’attività del governo siciliano”.
“È consapevolezza diffusa tra i siciliani – ha proseguito il governatore – che la nostra autonomia speciale non è mai stata attuata appieno, innescando negli anni numerosi confronti e in taluni casi contenziosi con lo Stato: a fasi di aspro confronto si sono succedute stagioni di dialogo rafforzato, come quella che stiamo vivendo e che ha prodotto frutti per le entrate della Sicilia. Oggi siamo chiamati a confrontarci di fronte al dilemma se l’autonomia costituisca una zavorra o un’occasione di sviluppo: il bilancio di questi 80 anni mi induce a ritenere che siano entrambe le metafore a riflettersi sull’autonomia e sul suo concreto attuarsi. L’inefficienza non è nell’istituto autonomistico, ma nel suo uso distorto: nessun ordinamento europeo ha mai risolto il ritardo delle aree periferiche eliminando l’autogoverno, anzi le tendenze in tutta Europa vanno in direzione opposta. Se l’autonomia viene utilizzata in modo virtuoso come avvenuto per riforme storiche come quella urbanistica, dei beni culturali, dell’elezione diretta dei sindaci – sulla quale non dobbiamo mai dimenticare di essere stati i primi -, ci troviamo di fronte ad esempi di cui essere orgogliosi; se invece essa viene gestita in modo clientelare per distribuire prebende o le illusioni del precariato, o piuttosto per alimentare sprechi di risorse e malammistrazione essa diviene una zavorra, anzi una iattura per i cittadini dell’isola”, ha concluso Schifani.
-Foto xd8/Italpress-
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