
La Procura della Repubblica di Agrigento interviene con fermezza sulle polemiche che stanno infiammando Canicattì e altri centri della provincia in merito al servizio idrico. Con un comunicato stampa firmato dal procuratore Giovanni Di Leo, l’ufficio inquirente richiama tutte le autorità coinvolte al rispetto rigoroso delle norme che regolano il servizio idrico integrato.
“L’acqua, come bene essenziale alla vita, è pubblica ed appartiene al demanio dello Stato”, sottolinea il procuratore, ricordando che il servizio idrico integrato è disciplinato dagli articoli 141 e seguenti del Testo Unico ambiente n. 152 del 2006 e deve essere reso “nel pieno rispetto del principio di unicità della gestione”.
Il comunicato è chiaro: ogni acquisizione, fornitura, trasporto e distribuzione di acqua non regolarizzata secondo quanto previsto dall’autorità gerente il servizio idrico integrato “costituisce uno specifico differente reato”. Ancora più grave, avverte la Procura, se l’acqua risultasse insalubre: in tal caso chi la utilizza potrebbe essere esposto “a gravi rischi per la salute”.
Le autorità preposte hanno il dovere specifico di assicurare che l’acqua per uso civile e potabile sia fornita e distribuita solo dopo essere stata sottoposta ai controlli volti ad accertarne provenienza, salubrità e potabilità, come previsto dal decreto legislativo 23 febbraio 2023, n. 18, che attua la direttiva europea sulla qualità delle acque destinate al consumo umano.
Un passaggio del comunicato è particolarmente significativo: le “situazioni abitative e urbanistiche complesse”, derivanti da “protratti, pluridecennali e tollerati illeciti edilizi ed urbanistici, non autorizzano alcuna deroga ai principi ordinari inerenti alla salute pubblica”. In altre parole, l’abusivismo edilizio diffuso non può giustificare forniture idriche irregolari.
La Procura conclude avvertendo che “la violazione di tali principi espone le Autorità preposte alla vigilanza alle conseguenti responsabilità, in particolare se connesse alla omessa vigilanza sulla regolarità delle situazioni abitative”.
Un richiamo netto che pone le istituzioni locali di fronte alle proprie responsabilità nella gestione di una risorsa essenziale come l’acqua, senza possibilità di scorciatoie o tolleranze.
