“La bella tartaruga nel mare va perche’, ma perche’, ma perche’… Fa il bagno e poi si asciuga dai tempi di Noe’…”, cantava Bruno Lauzi. E la loro corsa verso il mare non si e’, infatti, mai interrotta. A vigilare sono i volontari del Wwf per i quali sono giornate intense quelle agostane e non solo, nella difesa delle tartarughe Caretta caretta. In Sicilia, regione che al momento detiene il primato di deposizioni, il primo weekend di agosto e’ stato particolarmente impegnativo tra deposizioni ed emersioni di tartarughe neonate. Sono saliti a circa 130 i nidi segnalati quest’anno in Sicilia di cui 115 monitorati dal Wwf: il maggior numero si trova ancora lungo le coste sud orientali dell’isola. Le ricerche delle tracce, rigorosamente svolte all’alba lungo le spiagge, continuano senza sosta cosi’ come la sorveglianza dei nidi giorno e notte per permettere alle piccole tartarughe di nascere in sicurezza. A oggi sono poco piu’ di 550 i piccoli fuoriusciti dai nidi seguiti dal Wwf in Sicilia: in alcuni casi e’ stato necessario traslocare le uova in punti della spiaggia piu’ sicuri poiche’ quelli troppo vicini alla battigia, ad esempio, rischiavano di essere sommersi dall’acqua con la compromissione della schiusa. L’erosione costiera, infatti, colpisce non solo le attivita’ di balneazione, ma rappresenta anche un fattore di rischio per le deposizioni, segno che gli effetti del cambiamento climatico accentuano i danni gia’ presenti dovuti a infrastrutture e insediamenti lungo le coste accomunando cosi’, nella crisi climatica, gli umani a questa specie. Considerando alcune possibili perdite dovute ai tanti fattori di rischio, il potenziale di nascite della sola Sicilia e’ di 8 mila piccoli, destinati ad affrontare i tanti pericoli che la natura, e le attivita” umane, hanno in serbo per loro.
Nelle altre regioni le deposizioni monitorate dal Wwf sono salite a 28: 17 in Calabria, 11 nell’arco Ionico tra Puglia e Basilicata. I volontari sorvegliano le schiuse anche per mitigare un’altra minaccia: le luci artificiali notturne. I piccoli, una volta usciti dalla sabbia, vengono spesso attirati da loro poiche’ scambiate per il chiarore del mare. Il compito dei volontari e’ di evitare che vadano in direzioni pericolose e opposte al mare. Un’altra accortezza che il Wwf chiede ai gestori dei lidi e’ quella di rimuovere ostacoli come lettini, boe dalla battigia, lasciando pero’ gli ombrelloni fissi (che altrimenti al mattino rischierebbero di danneggiare eventuali nidi non segnalati): proprio ieri presso Noto i volontari hanno scoperto una deposizione seguendo le tracce lasciate dalla tartaruga costretta a fare uno slalom tra le strutture lasciate in spiaggia. Quest’anno le attivita’ del Wwf in Sicilia, cosi’ come in altre regioni interessate dalle deposizioni, vengono svolte nell’ambito del progetto Life adapts, grazie al quale si stanno utilizzando anche tecnologie di monitoraggio, come i trasmettitori satellitari installati sul carapace con l’aiuto degli esperti dell’Universita’ di Pisa, capofila del progetto.
Ad oggi sono 7 le tartarughe caretta che hanno nidificato in Sicilia munite di questo trasmettitore grazie al quale sara’ possibile ricostruire i movimenti delle tartarughe nel Mediterraneo e capire meglio il loro comportamento e le loro esigenze. Inoltre, tramite speciali ‘data logger’, viene monitorata la temperatura della sabbia, un dato importante per verificare l’idoneita’ degli habitat di nidificazione al mutare delle condizioni climatiche che il nostro mare sta affrontando: la temperatura influisce, infatti, sul sesso delle tartarughe che se troppo alta produce principalmente individui femmine, riducendo sempre piu’ la proporzione di maschi, cosa puo’ rappresentare un problema per la riproduzione in futuro. Le temperature sempre piu’ alte non comportano solo la ‘femminizzazione’, ma possono addirittura compromettere l’intera schiusa: superati alcuni valori, come quelli record riscontrati negli ultimi anni, si sta infatti verificando la perdita di alcuni nidi poiche’ i neonati escono sofferenti, specie quando si tratta di nidi troppo superficiali. (AGI)
