“Dell’Utri? Non lo conosco. E poi se continuate con queste domande, a cui ho gia’ risposto al pubblico ministero, va a finire che mi stanco”. Si e’ innervosito Giuseppe Graviano, l’ex capo mandamento di Brancaccio, per le domande dell’avvocato Antonio Ingroia che lo ha incalzato anche sulle stragi e sulla presunta “trattativa” Stato-mafia. Dopo una prima parte dell’interrogatorio a cui lo ha sottoposto il suo difensore, avvocato Giuseppe Aloisio, in merito alle testimonianze dei pentiti e alle dinamiche della mafia in Sicilia e in Italia, Graviano ha risposto negando di avere avuto a che fare con le stragi e di non sapere di contatti con la ‘ndrangheta. L’ex boss ha anche parlato di “un muro di gomma” a Palermo sulle indagini per l’omicidio di suo padre e di alcuni componenti della sua “famiglia” caduti in agguati mafiosi. “Eppure a qualche investigatore – ha detto – lo avete fatto eroe. Anch’io aspetto da quarant’anni di sapere la verita’”. L’ex boss ha anche negato di avere saputo dell’intervento dell’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino su alcuni camorristi per fermare le stragi e di avere appreso soltanto della collaborazione di Carmine Alfieri. “Non voglio rispondere – ha sostenuto ancora di fronte alle domande rivoltegli da Ingroia – non conosco Mancino e nomi non ne faccio di nessuno. Io non sono coinvolto in situazioni stragiste, non conosco progetti di attentato al signor Mannino, non ho mai conosciuto il signor Provenzano, come si legge in qualche verbale di pentito (Adinolfi ndr) e sia chiaro – ha concluso – che io ad una persona anziana non mi sono mai rivolto chiamandola per nome, Binnu”. (ANSA)
