Anche il coordinamento regionale “Senza Rete” formato dagli enti gestori delle case rifugio siciliane, così come già fatto dalla cooperativa sociale Etnos di Caltanissetta, denuncia le inadempienze e i ritardi nei pagamenti da parte dei Comuni dell’Isola. n una lettera inviata ai capigruppo dell’Ars il coordinamento ha spiegato le gravi difficoltà che continuano ad avere tutte quelle realtà che lavorano nel sociale. “Abbiamo imparato a nostre spese (e soprattutto a quelle delle nostre ospiti) – spiega il portavoce del coordinamento ‘Senza Rete’ Giuseppe Bucalo – come il diritto alla tutela, alla protezione e all’inclusione sociale delle donne vittime di violenza non siano ancora oggi, in Sicilia, trattati come diritti essenziali della persona e, quindi, doveri in capo alle istituzioni locali, perché subordinati ad un più cogente obbligo (e dovere) in capo ai Comuni nel mantenere l’equilibrio di bilancio.
Proprio dalle stesse istituzioni, regionali e locali, vengono inviti pressanti alle donne perché trovino il coraggio di denunciare, si inaugurano panchine rosse, si illuminano i palazzi. Ma – è la denuncia del coordinamento – se una donna giunge in casa rifugio a seguito di intervento delle forze dell’ordine ecco nascere coi Comuni di riferimento contenziosi infiniti in ordine alla copertura delle rette di accoglienza in struttura, previste dalla normativa regionale e, soprattutto, l’abbandono sociale e umano delle vittime, che non vengono prese in carico dai servizi sociali”. Dunque la proposta del coordinamento: “Abbiamo chiesto alla Regione siciliana – dice Bucalo – attraverso l’assessorato della Famiglia, di avocare a sé, costituendo un apposito capitolo di bilancio, la copertura delle spese di accoglienza presso le strutture accreditate. Questo permetterebbe di dare la certezza alle donne che necessitano di protezione sociale, ma soprattutto libererebbe i Comuni dall’onere, per molti insostenibile, di finanziare le spese di accoglienza”. (ANSA)

