Dopo l’era del dominio dei corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano, Cosa nostra è tornata ‘palermocentrica’. È quanto emerge dall’indagine sfociata nella notte in 181 arresti effettuati dai carabinieri. I militari parlano di una circostanza “in linea con la tendenza registrata negli ultimi anni” con le diverse operazioni antimafia che si sono succedute, tra cui ‘Cupola 2.0’ del dicembre 2018. Anche nell’inchiesta odierna “emerge il ruolo centrale riconquistato da parte dei mandamenti cittadini nell’ambito delle dinamiche criminali”, che era stato perso durante il periodo di predominio dell’ala corleonese.
Nessuna ricostituzione dell’antica ‘Commissione provinciale’ di Cosa nostra, i carabinieri del Comando provinciale, tuttavia, hanno registrato un “coordinamento” e una “gestione intermandamentale” degli affari più delicati e lucrosi per i clan. “In generale, è emerso il ruolo preminente dei mandamenti cittadini su quelli della provincia”, sottolineano dall’Arma. Eloquente, al riguardo, è lo scenario bagherese, nell’ambito del quale è emerso come le famiglie mafiose palermitane rappresentino una sorta di “caposaldo” attraverso il quale ottenere legittimazione mafiosa piuttosto che alleanze. In un preciso episodio, infatti, l’appoggio delle famiglie palermitane avrebbe rappresentato “l’ago della bilancia” che avrebbe consentito ai due contendenti alla leadership sul territorio di prevalere l’uno sull’altro. (Dire)
