“Caro ministro, faccia qualcosa per aiutarci, non voglio lasciare la mia terra e distruggere la storia di due generazioni”. È l’accorato appello di Domenico Aiello, 42 anni, giovane agricoltore di Partanna (Trapani) che ha scritto al ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida. “Sono distrutto da tutta la burocrazia – scrive Aiello – il grano non ha valore, dobbiamo sopportare i prezzi sleali per l’ingresso di materie prime dall’estero e facciamo i conti con siccità, peronospera e le dighe vuote”.
La voce di Aiello, che gestisce un’azienda agricola di 35 ettari, è quella di centinaia di agricoltori del Belìce che, nella zona di Seggio e Zangara, non ricevono l’acqua dal consorzio di bonifica ‘Agrigento 3’ per la rottura delle pompe di sollevamento. “Assistiamo impotenti ai frutti che vanno in sofferenza – dice Domenico Aiello – le olive da mensa, l’uva raggrinzita sulle piante, gli alberi di agrumi con le foglie appassite e nel territorio del consorzio che non ci da l’acqua non possiamo neanche scavare nuovi pozzi”. L’agricoltore ha invitato il ministro a prendere coscienza di cosa sta succedendo nella Valle del Belìce: “Ministro faccia qualcosa per noi, andando avanti così saremo costretti a lasciare ai nostri figli un pugno di deserto”. (ANSA)

