«La legge elettorale non è un dettaglio tecnico: è il cuore della democrazia. Serve a garantire che siano i cittadini, e non le regole cucite su misura, a scegliere chi li rappresenta. In Italia dovremmo aver imparato la lezione: dalla legge Acerbo alle due leggi elettorali dichiarate incostituzionali, la storia insegna che cambiare le regole del gioco richiede prudenza, non convenienza. E invece si interviene a un passo dal voto. Quando una maggioranza cambia la legge elettorale alla vigilia delle elezioni, il sospetto è inevitabile: non si fida della forza delle proprie idee, ma teme il giudizio degli elettori». Lo dichiara Ida Carmina, deputata M5s.
«Si dice che la paura fa 90. Nel caso di Meloni fa 105: tanti sono i parlamentari che verrebbero eletti grazie all’assurdo premio di maggioranza previsto dalla riforma. La governabilità è importante, ma non può mai sacrificare la rappresentatività. Se il governo è già stabile e la maggioranza è ampia, una domanda resta senza risposta: se non c’è un’emergenza democratica, perché cambiare ancora una volta le regole del gioco? Forse perché la vera emergenza è la paura di perdere i collegi uninominali, soprattutto al sud. Ma il tradimento nei confronti del meridione si vede anche nel No al voto dei fuori sede».

