Anche quest’anno la comunità agrigentina ha manifestato la propria devozione al Santo Nero, in un rito che intreccia spiritualità e usanze tramandate di generazione in generazione. La processione con il simulacro di San Calogero è stata preceduta dalla sfilata dei “tricicli parati” e dal ritmo continuo dei tamburinari, mentre in via Pirandello non si è fermato il passaggio di fedeli impegnati a distribuire il pane benedetto ai presenti.
Per il secondo anno di seguito, i lavori di restauro in corso al santuario hanno imposto lo spostamento della celebrazione eucaristica nella basilica dell’Immacolata, dove ha officiato don Giuseppe Cumbo, vicario dell’arcivescovo. Tra i presenti alle funzioni religiose cittadine il sindaco Michele Sodano, da poco insediato. Nonostante il santuario sia inagibile, il simulacro di San Calogero è comunque uscito in processione.
Ad accoglierlo migliaia di agrigentini che, al grido di “Evviva San Calò”, hanno rinnovato il legame di devozione stretto secoli fa. La processione ha seguito il percorso tradizionale, con il fercolo portato a spalla dai devoti.
La storia del Santo Nero
La storia di San Calogero, vissuto tra il V e il VI secolo, fonde agiografia e leggenda. Nacque a Calcedonia, in Turchia, o a Cartagine, da cui l’iconografia tradizionale che lo raffigura come il “Santo nero”. Eremita e missionario, evangelizzò la Sicilia scacciando le potenze pagane e curando gli ammalati con le acque termali.
Il nome “Calogero” deriva dal greco bizantino Kalogeros, che significa “bel vecchio” o “buon vecchio”, un appellativo originariamente riservato ai monaci e agli eremiti basiliani. Arrivato in Italia, ottenne il permesso di vivere in solitudine da Papa Felice III. Mosso da visioni, si spostò a Lipari e poi in Sicilia, fermandosi a Sciacca, sul Monte Kronio, e ad Agrigento, dove visse in una grotta.
Le parole del sindaco
“Vedere Agrigento così viva, riunita attorno ai festeggiamenti per San Calogero, è una delle immagini più belle della nostra città”, ha dichiarato il sindaco Michele Sodano. “Una città che si ritrova, che si abbraccia, che vive le proprie tradizioni e le trasforma in un grande momento di partecipazione popolare. A noi seguire le orme di San Calogero nel suo messaggio di mitezza e operosità, essere quindi una comunità che si mette in movimento, che costruisce, che si rimbocca le maniche”.
Il primo cittadino ha ricordato il significato profondo della figura del santo: “La tradizione ci racconta di un monaco giunto da lontano che qui trovò una casa e un popolo che lo accolse fino a farlo diventare parte della propria storia. Anche questo è il messaggio di San Calogero. Cresciamo quando sappiamo accogliere, riconoscerci, aiutarci reciprocamente e camminare insieme verso le sfide del futuro”.
Sodano ha poi ringraziato “tutti i partecipanti di questa mattina, arrivati da tutta la Sicilia, per come hanno vissuto con trasporto ma responsabilmente questo grande momento di festa, per l’enorme e commovente affetto che mi hanno dimostrato. A tutte le forze dell’ordine che, nonostante l’impiego massiccio di risorse per la visita del Papa a Lampedusa, hanno assicurato un eccellente livello di sicurezza“.
Il sindaco ha inoltre ringraziato “la Curia, le associazioni organizzatrici, i volontari e tutti i dipendenti comunali per l’enorme lavoro svolto”, invitando a “continuare a vivere insieme ogni momento di questa festa, a partire da questa sera e nei giorni che verranno, fino al grande appuntamento conclusivo di domenica prossima. Sono giorni che ci ricordano quanto sia bello ritrovarsi, stare insieme e sentirsi parte di una comunità che sa guardare avanti tenendo stretto il valore della propria storia”.

