
Ad organizzare l’incontro l’associazione Demos, con la collaborazione della Bompiani e con il patrocinio del Comune di Agrigento. Sul banco degli imputati la presunta “rivoluzione” di Crocetta e lo Statuto dell’Autonomia regionale siciliana da cui – secondo il cronista e scrittore catanese – “originano il malaffare e un costume politico inaccettabile”. A discutere del libro e di politica insieme all’autore – che scrive che in Sicilia ci sono “Due tipi di mafia: la mafia e la mafia dell’antimafia” – i parlamentari Claudio Fava (Sel), Angelo Capodicasa (Pd) e Fausto Raciti, segretario regionale del Partito democratico. A moderare il dibattito l’assessore alla Cultura del Comune di Agrigento Maurizio Masone.
“La rivoluzione di Crocetta è soltanto una mistificazione – secondo Buttafuoco -. La situazione è così caduta in Sicilia che perfino la mafia – sostiene – è diventato un problema secondario. E’ urgente la sopravvivenza di questa terra. E’ urgente che si arrivi a un commissariamento della Sicilia, non è possibile immaginare di governare la Sicilia col ricatto del consenso”. “Il problema che Buttafuoco pone nel suo libro esiste, cioè il problema – ha sottolineato Angelo Capodicasa in maniera un po’ più diplomatica – di una Regione che non è all’altezza del momento politico che stiamo attraversando, l’economia frena e soprattutto non appare in grado di invertire la tendenza”.
E sui “professionisti dell’antimafia” così si esprime il segretario regionale del Pd Fausto Raciti: “Credo che l’antimafia non possa essere una maschera dietro la quale nascondere la pretesa di decidere a chi dare le patenti di moralità e a chi no”. “Il libro di Buttafuoco non è un modo per denigrare Crocetta, è un modo – ha detto Claudio Fava – per provare a svelare, a mettere a nudo questo re, questo monarca, a raccontare quanta malinconia ci sia in questi vezzi, in queste esibizioni e quante occasioni la Sicilia sta continuando a perdere”.
