Lampedusa, sindaco rilancia l’appello delle madri dei giovani tunisini scomparsi dopo aver solcato il Mediterraneo

“Carissime donne, come sindaco di Lampedusa, l’isola che salva la vita a tante persone costrette ai viaggi della speranza e che ha pietà dei corpi restituiti dal mare, sento il dovere di raccogliere la vostra richiesta di verità e di darvi il mio piccolo aiuto, piccolo quanto sono piccole le mie Isole. Spero di potervi accompagnare ancora e di esservi sorella in questo cammino”.
Inizia così la lettera che il sindaco delle isole Pelagie, Giusi Nicolini, ha inviato alle madri tunisine alla ricerca dei migranti dispersi tra il settembre del 2010 e il settembre del 2013. Una lettera per confermare la propria vicinanza e il proprio appoggio a una battaglia tenace e giusta: quella per conoscere la verità sulla sorte dei loro famigliari dispersi sulla rotta dell’Europa.
L’appello delle madri e delle famiglie tunisine, insieme al dossier in cui hanno raccolto i dati sul viaggio dei loro cari, con date, luoghi, incontri, telefonate, tracce che fanno sperare che siano sopravvissuti e approdati in Italia, è stato inviato dal sindaco Nicolini all’On. Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della Repubblica, ai ministri dell’Interno Alfano e degli Esteri Bonino, infine all’Unione europea.
A loro si chiede di verificare puntualmente, attraverso tutti gli strumenti disponibili, che non ci siano stati naufragi di cui non si sia venuti a conoscenza e l’apertura di un’inchiesta che permetta di confrontare il dna dei naufraghi deceduti con quello dei famigliari in Tunisia che stanno cercando migranti scomparsi.
“Il dolore di queste donne deve essere preso sul serio – dichiara Giusi Nicolini -. Sono donne che, con la loro tenacia, la loro forza e la loro ricerca di verità, danno dignità a persone che altrimenti per noi non sarebbero mai esistite. Uomini inghiottiti dal mare, uomini forse approdati sulle coste del nostro Paese, ma poi scomparsi nel nulla, divenuti fantasmi. Senza le nostre leggi – prosegue – le nostre convenzioni internazionali, gli accordi tra i Paesi frontalieri, senza le nostre scelte politiche, quegli uomini, quei ragazzi, non sarebbero mai saliti sui barconi della speranza. Persino una verità drammatica può confortare chi ha visto partire e scomparire il proprio figlio, marito, fratello. Il silenzio è l’unica risposta che non possiamo permetterci”.