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Come per gli storici ecomostri della Scala dei Turchi e per decine di abusi vari disseminati nell’Agrigentino, anche per la demolizione delle famose case abusive all’ombra della valle dei templi è stata la “spallata” della Procura della Repubblica di Agrigento guidata da Renato Di Natale a segnare la svolta dopo più di un ventennio tra denunce e processi, sentenze e ordinanze, scontri e polemiche.

Sono cominciate ieri mattina i primi interventi di abbattimento di otto immobili abusivi, fra le centinaia già censite, ricadenti nella “zona A” perimetrata dal decreto Gui-Mancini del 1966, dopo quasi venti anni dalle sentenze del tribunale sui proprietari “abusivi”, alcuni dei quali sarebbero già pronti a ricorrere alla Corte europea di Strasburgo per violazione dei diritti umani, così come è già avvenuto per l’ecomostro di Punta Perotti a Bari, in Puglia, dove lo Stato, dopo la demolizione, è stato condannato poi dalla Cedu a pagare ai costruttori un risarcimento danni milionario.

A lanciare un vero e proprio ultimatum per l’abbattimento degli immobili abusivi nella zona del parco archeologico della valle dei templi patrimonio dell’umanità salvaguardato dall’Unesco, il 16 luglio scorso, era stato il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo (nella foto). “Si proceda con le demolizioni  altrimenti – aveva detto Fonzo rivolgendosi al Comune, alla Sovrintendenza ai beni culturali e al parco archeologico – l’autorità giudiziaria procederà per abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio a carico dei responsabili degli uffici degli enti competenti che impediscono il ripristino della legalità nella zona della valle dei templi”.

Immediata la risposta del sindaco Lillo Firetto: “Non ci tireremo indietro, non ci sono esitazioni, saremo fortemente cooperativi, questo Comune non si sottrae a pratiche di ripristino della legalità”. Poi, nel giro di una settimana, è stato pubblicato il bando di gara e aggiudicato l’appalto a un’impresa di Palma di Montechiaro. E ieri sono arrivare le ruspe, anche se per qualche ora sono state bloccate da un “braccio di ferro” tra la procura e i legali dei proprietari del muretto di recinzione abusivo di una casa in via Poggio Muscello che hanno contestato un vizio di forma nella procedura. “Contestiamo il fatto che la demolizione venga fatta sulla base di un provvedimento disposto stamattina (ieri per chi legge, ndr) dal pubblico ministero, mentre secondo noi andava fatto dal giudice dell’esecuzione”, ha detto ieri l’avvocato Roberto Gambino.

Poi è arrivato sul posto il sostituto procuratore Carlo Cinque, che ha dato senza esitazioni il via libera all’abbattimento del muretto di 90 centimetri d’altezza per 20 metri di lunghezza alla presenza di poliziotti, carabinieri, militari della guardia di finanza e uomini del corpo forestale. “Per costante giurisprudenza della Corte di Cassazione – ha spiegato ieri per iscritto il pm Cinque ai legali dei proprietari – l’ordine di demolizione emesso in sentenza dal giudice deve essere eseguito dall’autorità giudiziaria ordinaria, atteso che trattasi di provvedimento di tipo ablatorio caratterizzato dalla sua natura giurisdizionale”.