SHARE
Samuele e Filippo Pucillo con Gianfranco Rosi

E’ pronto già a 12 anni a fare il suo esordio sul red carpet della Berlinale, la mostra internazionale del cinema di Berlino, il giovanissimo “attore” lampedusano Samuele Pucillo, “fratello d’arte”, il più piccolo di una famiglia di pescatori che sembra aver scritto nel destino il successo nel grande cinema. Sono davvero felici di questa nuova bella notizia mamma Anna e papà Giuseppe Pucillo di Lampedusa.

Samuele, il protagonista di “Fuocoammare”,  il nuovo film documentario del Leone d’Oro Gianfranco Rosi che sarà presentato in concorso a Berlino dall’11 al 21 febbraio, è il fratello minore  Filippo, 25 anni, già nel 2011 tra i candidati italiani agli Oscar con Terraferma di Emanuele Crialese. L’attore lampedusano fece il suo esordio nel 2001 a nove anni nel film “Respiro”, nel 2006 fu nel cast di “Nuovomondo”, al suo curriculum ha aggiunto poi altre esperienze cinematografiche, mentre si attende adesso il suo ritorno al cinema nel nuovo film di Pif “In guerra per amore” e il suo esordio in tv  nella fiction Rai intitolata “Lampedusa”, con attore protagonista Claudio Amendola, per la regia di Marco Pontecorvo. Anche  le nuove esperienze sui set di Pif e Pontecorvo  “sono state per me importanti e stimolanti, ho avuto modo di apprendere nuove cose”, ha detto Filippo che ieri, come ogni giorno, è andato a prendere il fratello più piccolo all’uscita della seconda media “Pirandello”. Samuele, “attore per caso” va alla terza media, in casa sono contenti della sua esperienza cinematografica, ma lui la prende con “naturalezza”, un gioco come gli altri, non si è montato la testa in vista di Berlino.  “Non sa che va a incontrare le star internazionali del cinema”, dice al Giornale di Sicilia il fratello sempre voglioso di nuove esperienze nel cinema e in tv.

Il docufilm “Fuocoammare”, che Gianfranco Rosi sta finendo di montare a Lampedusa, racconta proprio di Samuele che ha 12 anni, va a scuola, ama tirare con la fionda e andare a caccia. Gli piacciono i giochi di terra, anche se tutto intorno a lui parla del mare e di uomini, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere la sua isola. Ma non è un’isola come le altre, è Lampedusa, approdo negli ultimi venti anni di migliaia di migranti in cerca di libertà. Rosi si è trasferito per più di un anno a Lampedusa facendo esperienza diretta di cosa vuol dire vivere sul confine più simbolico d’Europa raccontando i diversi destini di chi sull’isola ci abita da sempre, i lampedusani, e chi ci arriva per andare altrove, i migranti provenienti dall’Africa. “Samuele e i lampedusani sono i testimoni a volte inconsapevoli, a volte muti, a volte partecipi – spiega il regista – di una tra le più grandi tragedie umane dei nostri tempi”.

SHARE