Mafia, interrogazione di Lumia al Governo sul clan Rizzuto

“Quali iniziative di coordinamento delle nostre forze di Polizia con quelle degli Stati Uniti e del Canada, il Ministro dell’interno intenda mettere in atto, in particolare per contrastare efficacemente l’azione del clan Rizzuto e di quello contrapposto, capeggiato dal gruppo di Siderno; quali azioni siano state avviate per colpire le attività di riciclaggio e di traffico di droga, che sono la forza e la ricchezza delle mafie siciliane e calabresi presenti in Canada; quale prevenzione si stia programmando per impedire il possibile ritorno dei Rizzuto ad Agrigento e provincia e fermare dall’altro lato i contatti continui dell’Ndrangheta canadese con quella locale di Siderno, in provincia di Reggio Calabria”. E’ quanto chiede in un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Interno Marco Minniti e della Giustizia Andrea Orlando il senatore Beppe Lumia (Pd), componente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia.

lumiaEcco l’interrogazione integrale di Lumia che ripercorre la storia del clan Rizzuto.

“LUMIA- Ai Ministri dell’interno e della giustizia. –  Premesso che a quanto risulta all’interrogante: in Canada è in corso una crescente guerra di mafia che coinvolge anche settori della mafia italo – americana di Cosa nostra e dell’Ndrangheta; i morti che si contano in quella che si può definire la seconda guerra di mafia in terra canadese sono più di venticinque, soprattutto interni al clan Rizzuto; il clan Rizzuto viene definito ormai comunemente la “sesta famiglia” di New York, dopo quella dei Gambino, Lucchese, Colombo, Genovese e Bonanno. Il boss capostipite, Vito Rizzuto, nacque e crebbe in Sicilia, a Cattolica Eraclea (Agrigento) il 12 aprile 1901, fu il primo della famiglia a spostarsi nel nuovo continente nel 1922, insieme a 5 amici (Calogero Renda, Mercurio Campisi, Francesco Giula, Giuseppe Sciortino, Vincenzo Marino), e dopo solo 8 mesi dal suo arrivo rocambolesco in America riuscì ad ottenere addirittura la cittadinanza americana. Impegnato fin da subito in affari malavitosi, perse la vita alla giovane età di 32 anni, in modo alquanto brutale. Gli autori dell’assassinio rimangono ancora ambigui, si parlò allora con molta probabilità di boss come Max Simon, Stefano Spinello e Rosario Arcuro, a causa di una sorta di regolamento di conti;

nel febbraio 1954, Nicolò Rizzuto, figlio di Vito, arrivò in Canada, ripercorrendo le orme del padre, cercò fortuna fuori sempre dalla Sicilia. A differenza di suo padre, Nicolò arrivò nella terra dei laghi con la sua famiglia e subito si diresse nella grande città di Montreal con l’appoggio di un suo caro amico, Giuseppe Cuffaro, stabilitosi nella città canadese, un anno prima ed esperto in riciclaggio di denaro;

la Montreal del dopoguerra era una città aperta ed in forte crescita, ma anche estremamente corrotta, gli scandali infatti si susseguivano ogni giorno. Vent’anni prima degli stessi Rizzuto, un’altra famiglia malavitosa calabrese aveva scelto Montreal, i Cotroni Di Mammola, implicati in attività criminali, in illegalità pesanti specialmente nel campo del traffico della droga. Agivano sotto il benestare dei Bonanno, potente famiglia mafiosa newyorkese, che dopo la fine della seconda guerra mondiale iniziò a rivolgere i suoi affari anche a Montreal, specialmente nel campo del gioco d’azzardo;

con il passare degli anni, Vito, figlio a sua volta di Nicolò, si fa strada nel mondo criminale e la famiglia dei Rizzuto si avvicina sempre più a quella dei Bonanno. La cittadina canadese, proprio sul finire degli anni ’50 si stava trasformando, approcciandosi ai traffici internazionali di eroina diretti dal Vecchio Continente all’enorme mercato americano;

il summit di mafia svoltosi nel 1957 presso l’Hotel des Palmes a Palermo, cui parteciparono i boss di Cosa nostra siciliana e americana (Lucky Luciano, Carmine Galante della famiglia dei Bonanno, Tano Badalamenti e Tommaso Buscetta, tra gli altri), sancì la volontà delle due organizzazioni mafiose di inserirsi nel lucroso traffico di eroina, scalzando la ormai decadente “French Connection”, gestita dai famosi criminali marsigliesi. L’oppio asiatico veniva trasformato in eroina in laboratori segreti distribuiti in Sicilia e trasportato in Canada. Da Montréal poi, veniva smistato verso gli Usa, e in particolare a New York, dove la domanda era sempre in costante aumento. Per ben 2 decenni l’eroina arricchì i boss siciliani e americani, garantendosi il monopolio sul traffico. In questa attività spiccarono i boss Caruana e Cuntrera, guarda caso anch’essi provenienti dalla provincia di Agrigento, proprio da Siculiana, che dista solo 16 chilometri da Cattolica Eraclea;

Vito si sposò nel 1966 con Giovanna Cammaleri, originaria di Cattolica Eraclea, ma trasferita con la famiglia in Canada, a Toronto. Al matrimonio parteciparono i boss più influenti, tra questi il calabrese Paolo Violi. Quest’ultimo conquistò una posizione di primo piano nella gestione degli illeciti e a Nick Rizzuto fu concessa l’opportunità di costruire un altro avamposto della famiglia in Venezuela, dove si trasferì nel 1973. In Venezuela Nick poté usufruire dell’appoggio dei Caruana – Cuntrera, e in quel territorio fu a capo dei principali business. In realtà Nick confidò a Buscetta di aver lasciato Montreal, perché Paolo Violi lo voleva morto, ma l’allontanamento fu soltanto fisico, perché controllava ancora da lontano tutti gli affari e ritornava periodicamente in Canada, senza dare troppo nell’occhio;

la famiglia Rizzuto ed in particolare Nick, è considerato il mandante di ben 3 omicidi (Pietro Sciarra, Francesco Violi, Paolo Violi) e da questo momento comincia un sanguinoso conflitto per ottenere la piena egemonia della sesta famiglia. Si tratta di una vera e propria guerra, la prima guerra di mafia che poteva contare su enormi risorse finanziarie provenienti dal traffico di droga e aveva come principale obiettivo il controllo del grande affare delle Olimpiadi di Montreal del 1976. Negli anni successivi alla morte di Violi, vinta la guerra contro i mafiosi calabresi, i Rizzuto entrano in affari con tutti i maggiori mafiosi siciliani, con gli esponenti della droga del sud America ed i boss newyorkesy più importanti;

nel 1981 Nick, Vito e le loro famiglie comprarono un terreno in un esclusivo quartiere di Montreal, li vi costruirono ampie e lussuose case, in cui andarono a vivere, annunciando così il loro trionfale ritorno e la loro vittoria sulle altre famiglie mafiose. Con la morte di Frank Cotroni, gangster potentissimo, la leadership dei Rizzuto in città era evidente. Così con i Bonanno sempre più in difficoltà, Nick Rizzuto e il figlio Vito, realizzarono una sorte di “golpe” a Montréal eliminando la leadership calabrese fedele a New York ed imponendo il proprio dominio. Dalla metà degli anni Settanta i Rizzuto, del tutto autonomi dalla supervisione dei Bonanno (indeboliti da epurazioni ed omicidi nel tentativo di bloccare la sempre maggiore influenza dei siciliani, gli “Zip”), si imposero così in Canada e con il controllo di Montréal a nord e con l’alleanza con i Cuntrera-Caruana a sud, ottennero le chiavi per il traffico di droga verso gli Usa. I Rizzuto divennero pertanto il tramite per i traffici di droga, stringendo una proficua e forte alleanza con la famiglia Cuntrera-Caruana, che dall’Isola di Aruba, sarebbe diventata l’anello di congiunzione con i narcos sud-americani anche per i percorsi della cocaina;

le altre famiglie della malavita newyorkese (i Gambino ed i Colombo) erano ben consapevoli dei conflitti in essere, ma decisero di non intervenire. Nel giro di un decennio (1975-1985) si rafforzarono così i traffici di droga. Sempre con l’ausilio dei Cuntrera- Caruana, si aprirono delle basi logistiche in Florida, da dove la coca veniva smerciata verso nord, fino a Montréal e da qui spedita in Europa. Nella direzione opposta viaggiava l’eroina. L’hashish fu un altro affare molto lucroso. Furono aperte numerose vie di traffico: la via libanese con il tramite delle milizie falangiste, che vendevano hashish in cambio di armi; la via irlandese, con il tramite delle West End Gang irlandesi operanti a Montréal; la via pakistana con la complicità della Gang Dubois; la via libica. Talmente frequenti e redditizi erano i traffici che la Polizia canadese, sul finire degli anni ’80, sequestrò in 2 distinte operazioni 55 tonnellate di hashish per il valore di 675 milioni di dollari;

l’enorme disponibilità di denaro portò la Sesta famiglia a diversificare gli affari. Alla droga si aggiunsero contraffazione e traffico di dollari, operazioni e frodi bancarie, riciclaggio di denaro sporco e sembra che ci sia stato il tentativo di mettere le mani sul tesoro dell’ex dittatore asiatico, il filippino Ferdinand Marcos ed investimenti massicci in Italia e in Europa, come quello sventato dalla DIA nel 2005, di entrare con ben 5 milioni di euro nel business della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, attraverso l’imprenditore Joseph Zappia, responsabile della costruzione del villaggio olimpico di Montreal nel 1976, o le grosse operazioni fraudolente con il fondatore della Made in Italy Inc, Mariano Turrizi, e con componenti delle più antiche famiglie italiane (per le due operazioni erano disponibili oltre 6 miliardi di dollari di investimenti);

il fautore della ricchezza e del potere della Sesta Famiglia era Vito Rizzuto, figlio del patriarca Nick, uomo temuto e rispettato dalla criminalità organizzata nord-americana. «Il suo lavoro consisteva in gran parte nel farsi vedere, giusto per mostrare in giro il suo volto e presentarsi. Il suo lavoro raramente prevedeva più di quello». Scaltro, deciso e molto prudente, Vito, il boss gentiluomo, riuscì a fare della sua famiglia criminale una potente e temuta macchina di soldi, riversati in conti correnti bancari in Svizzera e in Liechtenstein;

nonostante le numerose indagini condotte dalla Polizia canadese, tutti i casi giudiziari contro uno dei Rizzuto si conclusero velocemente con un nulla di fatto. Gli interessi della Sesta Famiglia sono molto estesi, dal Canada agli Stati Uniti, dal Venezuela alla Colombia, dalla Svizzera, Germania e Gran Bretagna all’Inghilterra, dalla Cina, all’Algeria, Emirati Arabi a Cuba, dal Messico all’Italia, da Haiti al Belize. Vito Rizzuto riuscì a non essere arrestato, fino a quando il collasso della famiglia Bonanno non lo trascinò davanti ad un tribunale statunitense. I rapporti tra la Sesta famiglia ed i Bonanno negli anni (dal 1995) si fecero sempre più freddi, al punto che addirittura la sesta famiglia riuscì ad oscurare completamente, sia per ricchezza, che per potere la famiglia Bonanno;

la Sesta Famiglia combina le tradizioni della Mafia siciliana con una moderna e solida struttura societaria, ne deriva così un’impresa mafiosa forte, stabile e in costante espansione. Ha abbandonato la superata struttura organizzativa di ordine militare, per una di ordine più familiare (si entra a far parte della organizzazione mafiosa non tanto con le antiche cerimonie di iniziazione, ma con matrimoni o promesse di matrimonio). Ne deriva così un senso di appartenenza solido, basato sulla fiducia, devozione e stima incondizionata, che protegge la struttura stessa dai devastanti tradimenti ed infiltrazioni. I Bonanno, infatti, messi duramente sotto pressione dalle forze di Polizia americane, videro sgretolare il proprio potere, e la propria stabilità. Molti boss di primo livello dei Bonanno, ad iniziare dal capo famiglia Joey Massino, stretto alleato di Vito e formalmente suo superiore, una volta arrestati, decisero di collaborare con le autorità. L’aiuto di 4 pentiti di grande spessore criminale, tutti ex membri o associati dei Bonanno, portò alla disintegrazione della famiglia, e trascinò in rovina lo stesso Vito Rizzuto. Arrestato nella sua casa nel gennaio del 2004, Rizzuto fu estradato negli Stati Uniti e condannato al carcere. Attraverso un inaspettato patteggiamento e dichiarazione di colpa gli fu applicata una pena pecuniaria;

in contemporanea con la carcerazione del boss, la Sesta Famiglia ha subito un duro attacco da parte della Polizia canadese, che in diverse operazioni arrestò numerosi componenti di elevato spessore, mettendo a rischio la fitta rete di traffici. L’organizzazione è fortemente indebolita, ma ci sono molti importanti membri appartenenti al clan della famiglia Rizzuto che sono rimasti immuni agli arresti e che continuano ad operare;

più di recente si è scatenata una nuova guerra di mafia. Stavolta vede soccombente proprio il clan Rizzuto ad opera dei mafiosi calabresi del gruppo di Siderno, originari della provincia di Reggio Calabria. In effetti la scia di sangue di questi ultimi anni è impressionante. Il 28 dicembre 2009 cade Nick Rizzuto junior, figlio di Vito Rizzuto, il capo storico della famiglia. Inizia così una seconda guerra di mafia, dopo quella degli anni ’70, dove i Rizzuto prevalsero sugli esponenti calabresi della loro stessa famiglia, legati ai Cotrani e ai Bonanno. Un anno dopo vittima di lupara bianca è Paolo Renda, cognato del padrino Nicola Rizzuto senior, a seguire un mese dopo è il turno di Agostino Cuntrera, legato al famoso clan dei Caruana e Cuntrera. Il 10 dicembre del 2010 ad 86 anni proprio Nicola Rizzuto senior viene colpito con una mira straordinaria da un cecchino, mentre si trovava nella sua villa, seduto in cucina. Rimaneva in vita il boss dei boss dei Rizzuto, il figlio Vito, uscito dal carcere nell’ottobre 2012, pronto alla vendetta per l’uccisione del figlio e del padre e capace di rialzare dalla polvere il clan e così provare a reagire in questa cruenta guerra che li vedeva soccombenti. All’improvviso, arriva per lui un avversario inaspettato, la malattia, e viene stroncato per complicazioni polmonari il 23 dicembre 2013. Muoiono quasi tutti i sei membri che da 10 anni gestivano la cupola di Montreal durante la permanenza di Vito in carcere. Sono rimasti in vita solo Francesco Arcadi e Francesco Del Balso, perché nel frattempo arrestati. Altri esponenti cadono e anche i nipoti dei Rizzuto sono a rischio. Vengono meno molte figure centrali di questa famiglia, Salvatore Montagna nel 2011, e più di recente nel 2016 vengono uccisi anche Rocco Sollecito il 27 maggio, ed Angelo D’Onofri, il 2 giugno. Rimangono in vita, forse perché in stato di arresto, il figlio di Sollecito, Stefano e un nipote dei Rizzuto, l’avvocato Leonardo;

il Canada è il Paese che ha subito meno la crisi internazionale del 2008, anzi in questi anni si è espanso a ritmi di crescita elevati, in contro tendenza rispetto a tutti gli altri Paesi occidentali. Crescita dovuta sicuramente alla capacità della sua classe dirigente, ma anche agli investimenti nel settore immobiliare e nelle grandi opere pubbliche. Adesso i capitali criminali sono nelle mani dell’Ndrangheta, grazie alla loro abilità di stare ai vertici nel traffico mondiale della cocaina, con un ruolo di primo piano in Canada del gruppo di Siderno e con un radicamento continuo sul territorio, grazie al quale si contano ben 14 locali di Ndrangheta. Sono adesso nelle mani della Ndrangheta la cocaina, lo smisurato potere economico, i legami internazionali, le collusioni politiche, la forza militare e così viene messo in discussione il ruolo potentissimo del clan Rizzuto, che ha dominato per ben quarant’anni la vita criminale, gli affari e le collusioni in Canada. Una sorta di vendetta che restituisce i colpi subiti negli anni ’70 durante la prima guerra di mafia, vinta proprio dal clan Rizzuto ed iniziata con la faida di San Valentino nel 1976;

non è da escludere un ritorno dei Rizzuto in provincia di Agrigento, perché in questo momento a Toronto stanno subendo ripetuti e sistematici colpi mortali. È da valutare se in questi anni sono già arrivati soldi e patrimoni di questo importantissimo clan nella provincia di Agrigento. Non è un’ipotesi peregrina chiedersi dove siano questi soldi, quali siano gli investimenti, chi siano i loro prestanome. È una prima pista di lavoro su cui impegnare le migliori energie investigative italiane. Non è da escludere anche un ritorno fisico di alcuni dei rampolli dei Rizzuto, in particolare di quella parte borghese e professionale, che per sottrarsi alla morte potrebbe tornare nella terra natia dei loro avi, vista come una sorta di porto sicuro dove rifugiarsi ed attendere la fine della terribile tempesta che li ha colpiti,

si chiede di sapere: quali iniziative di coordinamento delle nostre forze di Polizia con quelle degli Stati Uniti e del Canada, il Ministro dell’interno intenda mettere in atto, in particolare per contrastare efficacemente l’azione del clan Rizzuto e di quello contrapposto, capeggiato dal gruppo di Siderno; quali azioni siano state avviate per colpire le attività di riciclaggio e di traffico di droga, che sono la forza e la ricchezza delle mafie siciliane e calabresi presenti in Canada; quale prevenzione si stia programmando per impedire il possibile ritorno dei Rizzuto ad Agrigento e provincia e fermare dall’altro lato i contatti continui dell’Ndrangheta canadese con quella locale di Siderno, in provincia di Reggio Calabria”.