Cyberbullismo: per 8 ragazzi su 10 non è grave secondo indagine La Sapienza

I giovani italiani sottovalutano gli effetti del cyberbullismo. È quanto risulta da una indagine condotta dalla professoressa Anna Maria Giannini dell’Universita’ La Sapienza, Dipartimento di Psicologia, su 1.500 ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado: l’82%, per esempio, non considera grave insultare, ridicolizzare o rivolgere frasi aggressive sui social”. In generale, secondo i primi dati anticipati in conferenza stampa, “c’e’ un generale atteggiamento di sottovalutazione degli effetti dei comportamenti in rete”. L’indagine nasce con l’obiettivo “di raccogliere informazioni- ha detto Giannini- ed esplorare il mondo legato al comportamento di ragazzi dai 14 ai 18 anni, in rete, con focus su cyberbullismo, ma non solo, su azioni legate a violenza verbale, o con immagini, in rete”. Questi primi dati sono stati diramati in conferenza stampa presso l’Ufficio Relazioni Esterne e Cerimoniale, Dipartimento Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno, alla presenza tra gli altri di Roberto Sgalla, direttore centrale delle Specialita’ della Polizia di Stato, di Maria Rita Munizzi, presidente del Moige, il movimento dei genitori. L’esplorazione, ha spiegato ancora all’agenzia Dire la professoressa Giannini, “e’ stata condotta con un duplice strumento: con un questionario, per raggiungere un numero elevato di ragazzi, e quello del ‘Focus group’ che consente di andare piu’ in profondita’ e far esprimere i ragazzi in modo meno vincolato alla domanda del questionario. Quello che e’ emerso e’ una fotografia che ci illustra e evidenzia molto bene quanto ci sia poca educazione affettiva alla comunicazione in rete”. C’e’ quindi “una sottostima degli effetti sulla vittima di un certo comportamento”. Tornando all’indagine, “l’86% ritiene che le conseguenze per la vittima non siano gravi” e siccome la vittima viene considerata lontana, emerge che non dando luogo a violenza fisica diretta, “l’atto aggressivo verbale puo’ essere considerato non grave e irrilevante”. L’indagine, come detto, ha riguardato 1.500 studenti, 800 ragazzi e 700 ragazze di 20 province italiane. “Secondo la letteratura nazionale e internazionale sono piu’ i ragazzi delle ragazze a praticare queste aggressioni- ha detto Giannini nell’esporre questi primi risultati dell’indagine- E piu’ ci si avvicina ai 18 anni, piu’ aumenta il fenomeno tra le ragazze, anche se per aspetti diversi da quelli dei ragazzi”. Tra le risposte date dagli aggressori virtuali c’e’ da addirittura chi colpevolizza la vittima, considerata “forse troppo fragile, forse stava male se e’ arrivata al suicidio”. Altro dato e’ l’argomento dell’insulto: il 76% degli insulti si concentra su temi come l’aspetto fisico, l’abbigliamento o i comportamenti della vittima. Cosa si intende? “Quel comportamento non troppo visivo, gli si dice ‘sei ancora un bambino’, oppure ‘non trasgredisci, sei un fifone’- spiega Giannini- O la timidezza”. E poi la minimizzazione della vicenda, visto che secondo il 71% la vittima non avra’ alcuna conseguenza dagli attacchi. Non importa pensare a quanto si resta feriti, non c’e’ riconoscimento del fatto che certe azioni siano illegali. Il riferimento e’, ad esempio, al 68% degli intervistati che sostiene come sia grave pubblicare immagini, senza autorizzazione, che ritraggono la vittima. Questo progetto, dal nome ‘Giovani ambasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo per un web sicuro’, coinvolgera’ oltre 100 scuole sul territorio nazionale: di ognuna saranno individuati 5 ragazzi e un professore che a loro volta ne parleranno con i propri compagni di scuola e a casa con i genitori. Per realizzare questa campagna, gli strumenti che saranno messi a disposizione saranno uno spazio web e una app, kit didattici, momenti formativi via web per i “giovani ambasciatori e per il docente referente”, un call center a disposizione delle scuole e un numero verde, 800.93.70.70, a cui risponderanno esperti della Polizia Postale e delle Comunicazioni.